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I Suffer Disclaimer:

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.

martedì, 20 novembre 2007

Dopo un annetto di silenzio sul blog, ecco una bella notizia per riprendere le buone abitudini...





Serata assolutamente imperdibile quella di sabato 24 novembre. Sul palco del Circolo Arci Vibra di Modena, all’interno della rassegna Collateral, due autentiche leggende della musica rock, Damo Suzuki, ex voce dei mitici Can e Pete "Sonic Boom" Kember, membro fondatore dei seminali Spacemen 3, si uniranno ai Julie’s Haircut per una nottata di improvvisazione cosmica. Non si tratta di tre concerti separati, ma di un’unica grande session spontanea, una sorta di "composizione istantanea" basata su materiale assolutamente inedito e improvvisato.

Dopo il concerto dj set con Mara Mariani di Radio Antenna Uno e l’ospite Dj Donut, già al lavoro in diversi club di Milano (http://www.myspace.com/thenightoftheknife)

In sala saranno presenti anche i ragazzi di Malleus Poster Art Lab con i loro poster in mostra. La serata rientra all’interno della rassegna musicale "Collateral", curata dai Giardini di Mirò.

Apertura ore 23.00 - Ingresso riservato soci ARCI - Gratuito fino alle 24 (5 € dopo)

Damo Suzuki

Kenji Damo Suzuki è stato il cantante dei tedeschi Can – uno dei gruppi pi_ innovativi e influenti della storia del rock – tra il 1970 e il 1974, con i quali ha partecipato alla creazione di dischi leggendari come "Tago Mago", "Ege Bamyasi" e "Future Days". Negli ultimi anni ha dato vita al Damo Suzuki Network, collaborando con decine di musicisti in tutto il mondo.

Sonic Boom

Pete Kember è stato il fondatore, insieme a Jason Pierce, degli Spacemen 3, il gruppo inglese attivo dal 1983 al 1990 che più di tutti ha ridefinito il concetto di "psichedelia", coniugando l’aggressività rock di Stooges e MC5 con il minimalismo di Terry Riley. Gli album "The Sound Of Confusion", "The Perfect Prescription" e "Playing With Fire" sono pietre miliari del rock degli ultimi vent’anni. Dopo lo scioglimento degli Spacemen 3 Sonic Boom si è dedicato all’attività solista (Spectrum, Experimental Audio Research) e di produttore.

Julie’s Haircut

Attivi dal 1994, i Julie’s Haircut sono una delle realtà più longeve della scena indipendente italiana. Dopo tre album orientati alla forma-canzone classica, il loro ultimo disco, "After Dark My Sweet" (con la collaborazione di Sonic Boom), ha segnato il passaggio all’improvvisazione.


























barista poteva occuparsi di altro in novembre 20, 2007 13:21 | link | commenti (3)
categorie: della musica
martedì, 04 luglio 2006

Sweek - The Shooting Star's Sigh (2004)

Vi capita mai che qualcosa vi faccia impazzire al primo ascolto? Che dopo tante cose che sono passate per le vostre orecchie una in particolare vi faccia saltare letteralmente la calotta cranica?

Questo è quello che mi è successo in quel di ottobre, mentre ascoltavo svogliatamente un milione di cose. Mi consigliarono questa band, guardacaso, belga e decisi di dargli una chance.
L'inizio evanescente di "Summer Trip" e la rarefatta "Microbacterium Leprae" inquadrano subito il disco nell'area post rock, tanto cara ai canadesi (Godspeed You! Black Emperor, A Silver Mt. Zion). Belle, il cantato un po' insipido e trascurabile, canzoni gradevoli ma nulla più. Ma già il violino mi fa drizzare le orecchie.
"Everybody Takes The Plane", terza traccia, fa scoccare la scintilla che accenderà le fiamme. Cicale elettroniche che saltano dal canale destro al sinistro, giro di chitarra ripetuto, con lievi variazioni e poi l'esplosione: il distorsore, il fuoco, la passione e di nuovo il violino. E' amore. Una citazione che sto cercando ormai da mesi, senza successo, un crescendo vorticoso. Ed io che raccolgo la mia mascella da terra.
Si procede con "Creutzfeld Jacob", siderale ed arabeggiante, e l'essay bukowskiana di "Things Are Bigger Than They Appear", che sintetizza (ma temo con piglio ironico) la mia posizione sulla poesia. "James Piano" mi conferma che si tratta di amore, nei secoli dei secoli, amen: un pianoforte solitario ed una melodia ossessiva ripetuta picchiando forte sui tasti. 2 minuti e 17 che mi fanno rizzare i capelli e mi lasciano incredula. "New James" chiude l'opera, una lunga suite che riprende il tema di James portandolo al violino, dapprima soffuso e poi totalmente impazzito.

Raccolgo i pezzi di me stessa e decido che questo è già diventato uno dei miei gruppi preferiti. E tutti devono saperlo.

Tracklist:

01. Summer Trip
02. Microbacterium Leprae
03. Everybody Takes The Plane
04. Creutzfeld Jacob
05. Things Are Bigger Than They Appear
06. James Piano
07. New James

Link:
sweek
carte postale records

trellheim poteva occuparsi di altro in luglio 04, 2006 18:40 | link | commenti (2)
categorie: della musica, belgian waves
lunedì, 19 giugno 2006


Thom Yorke - The Eraser (2006)

Thom Yorke, secondo me, è una persona profonda.
Almeno a giudicare dall'arte profusa nel suo disco solista "a sorpresa", The Eraser. Uno in grado di scrivere musica così avanti nel suo essere insieme "di testa" e "di cuore", non può che avere una strabiliante ricchezza interiore.

La title-track ha l'incedere zoppo e surreale di Pyramid Song, ma la sua visionarietà non è del tipo "nuoto in un fiume insieme ad angeli dagli occhi neri", bensì più come quella di un treno fluorescente che avanza lento in una metropoli nebbiosa e affollata.
Skip Divide, Cymbal Rush e soprattutto Atoms For Peace riprendono l'ossessività straniante di marca Warp cui Thom è senz'altro debitore, con l'aggiunta però di ingredienti immediati (benché non banali) che le rendono dannatamente spiazzanti.
E il racconto di Thom in And It Rained All Night è quello di un cinico folletto che conosce troppo bene i suoni della natura per farsi spaventare da quelli post-moderni della civiltà.

The Eraser non contiene nessuna particolare innovazione stilistica da parte di Thom, come invece era successo per ogni singola tappa successiva a The Bends. Si potrebbe semplicemente definire una raccolta di b-side di Hail To The Thief, perché ne condivide la cifra estetica che sintetizza gli spunti della sua carriera so far.
Eppure convince, convince molto e ancor più di prima, della incontrollabile lucidità del genietto di Oxford.

Tracklist:

1 - The Eraser
2 - Analyse
3 - The Clock
4 - Black Swan
5 - Skip Divided
6 - Atoms For Peace
7 - And It Rained All Night
8 - Harrowdown Hiil
9 - Cymbal Rush
josi poteva occuparsi di altro in giugno 19, 2006 10:30 | link | commenti (5)
categorie: della musica
lunedì, 12 giugno 2006



Les Fauves - Our Dildo Can Change Your Life (2006)

Aprono le danze con la testa che ondeggia di qua e di là ed un incipit divertente come "When i was young in 1993, i had a little monkey by my side". Come fanno a non starmi simpatici? Ce l'avevo anche io la monkey, qualsiasi cosa intendessero dire loro.
Fanno grattare un po' il basso, inacidiscono la chitarra e sfornano un pezzo trascinante come "How Our Dildo Can Change Your Life" che ti fa muovere il culo. Facendo molta attenzione al dildo, ovvio.
Sculettando anche in "5TH Avenue" sembrano fare il verso al Lou Reed di Transformer, ed il cantante, impudente quanto basta, lassscia sssscivolare la esssse come una mano sssotto alla gonna, ed è "sssso vicioussss". E così che si fa: si studia dai maestri.
Poi la spiazzante chiusura con una pseudoballata low-fi, cantata - al contrario del resto - con la finta pigrizia che era dei Pavement. Non mi sorprenderei se scoprissi che quel coretto "...pass me by..." sia cantato da Spiral Stairs (era il nickname dell'ex chitarrista dei Pavement).

E' l'esordio di questi promettenti ragazzi di Sassuolo (MO): un'EP di sei tracce in bilico tra sanguigno garage rock, "menefotto" punk e civetterie glam, per l'altrettanto italianissima etichetta Urtovox.
Dopo aver provato questo dildo delle Bestie emiliane, se la vostra espressione sarà felice ed appagata o una maschera alla Totò Schillaci versione Italia '90 con lacrimuccia di Pierrot sulla guancia, starà a voi scoprirlo.

Il tutto, musicalmente parlando, s'intende.

Tracklist:

1 - Doremi
2 - How Our Dildo Can Change Your Life
3 - 5th Avenue
4 - Meteor Swing
5 - Spank Me
6 - February Lullaby


7/10
barista poteva occuparsi di altro in giugno 12, 2006 16:20 | link | commenti (5)
categorie: della musica
martedì, 09 maggio 2006

Il bello del P2P


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Lento - Painting The Hangars (2004)

Dunque, tutto è nato mentre scaricavo qualche mp3 - non ricordo neanche più quali - da un tizio.
Costui nelle user info di SoulSeek aveva l'indirizzo web della sua band, ed una scritta che consigliava: "If you like instrumental post rock, please visit www.lento.tk".
Siccome io lo like abbastanza, ci vado e sul sito (qualche foto ed una lista con le date dei concerti) permettono di scaricare il loro disco per intero, copertina compresa.
E' un EP composto da tre tracce niente male ma, come spesso accade, dopo un ascolto veloce tutto viene sommerso da una valanga di altra musica e lascio 'sedimentare' il download un annetto o forse più senza prestargli attenzione.

L'altro giorno durante la periodica pulizia dell'Hard Disk, tra gli mp3 spunta fuori la cartella "Lento - Painting The Hangars", ricordo tutto e metto su.
Sono cinque ragazzi di Roma alle prese con un ottimo rock strumentale, visionario e venato di psichedelia.
I crescendo alla maniera dei Godspeed You! Black Emperor che infiammano Codecomcasia e Follow The Blue Chino uniti ai feedback spaziali di Letters to Noega, pur evocando quel leggero senso di deja vù, inevitabile nell'ascoltare questo genere di musica nel 2006, dimostrano le ottime capacità del gruppo.
Cito anche i Mogwai ché quando parli di post rock, con loro vai sempre sul sicuro e tutti si fidano.
Proseguire con la descrizione della musica mi sembra inutile, è rock, è strumentale, è suonato bene. Basta così.
Se il fantasma del post rock ancora non vi è apparso in sogno spaventandovi definitivamente, date loro un ascolto.
Magari passano dalla vostra città per un concerto, andateli a vedere perché sicuramente meritano e dal vivo quegli intrecci di chitarra promettono bene.
Più che il disco, che ahimè non è più reperibile dal loro sito (magari lo trovate su SoulSeek, se frequentate. O ad un loro concerto), volevo segnalare la band che pare stia uscendo con un album tutto nuovo.

Sito Ufficiale con un mp3 del disco nuovo da scaricare





The Ecclesia - Birdsong Over The Interior Castle (2006)

Questo ragazzo invece m'ha contattato con un messaggio, sempre su SoulSeek, dopo aver frugato nella mia lista mp3. In poche parole mi dice di aver controllato i files che ho in condivisione e in base alla musica che possiedo, sostiene che potrebbe piacermi il suo gruppo: The Ecclesia. Il nome mi sorprende, mi fido dell'entusiasmo del tipo e della descrizione che fa lui stesso della sua musica: "Ricordiamo vagamente i Boards Of Canada, anche se vorremmo andare oltre". Presuntuoso eh, ma con le idee chiare. Mi dice che sono tre ragazzi americani, dell'Arizona, più o meno ventenni e con una grande passione per l'elettronica e la sperimentazione rock. Da poco è uscito il loro primo lavoro su etichetta Arena Rock, vecchia label dei Calla.

Il disco si chiama Birdsong Over The Interior Castle e combinato al nome della band, mi fa immaginare qualcosa di molto soft e bucolico. E così è. Elettronica minimale ed eterea su cui imbastiscono flebili melodie, con un arpeggio di chitarra, con i fiati oppure uno xilofono come nella meravigliosa Naming The Animals (March). Si sentono l'accuratezza della produzione e il meticoloso lavoro di ricerca nella scelta dei suoni, adatti a creare quel senso di sospensione che aleggia su tutta la loro musica.
Se dico celestiali, sembra una battuta?

Sito dell'etichetta

Sito della band con un paio di mp3 da scaricare

I samples di tutte le canzoni
barista poteva occuparsi di altro in maggio 09, 2006 00:02 | link | commenti (6)
categorie: della musica
giovedì, 04 maggio 2006

Mi consenta...

Tu ora sei a vedere i dEUS.  Io no.  Grrrrrrrrr.

... so if you wanna come down for some hangin' around!!!

trellheim poteva occuparsi di altro in maggio 04, 2006 23:57 | link | commenti (12)
categorie: della musica
lunedì, 01 maggio 2006



Julie's Haircut - After Dark, My Sweet (2006)

L'uomo che scrive sulla carta dei cioccolatini, ha sentenziato che ogni repentina modifica del taglio di capelli in una donna, sancisce un cambiamento che va al di là di un rinnovato 'look'. Un cambiamento pensato e maturato nel tempo.
Io, anche se potrebbe c'entrare una fava, aggiungo che il segreto è femmina.

Mentre le note di "After Dark, My Sweet" fluttuano leggere tra il fumo e rimbalzano sulle pareti della mia stanza, penso a Julie. A quello che era, a quello che è ora, e mi convinco che deve esserle successo qualcosa di incredibile, di cui forse non saprò mai niente.
E' come se avesse riesumato uno scrigno di preziosi, sepolto sotto terra, magari a dieci passi da un albero.
Nell'aprirlo, un fascio di luce carico di sensazioni e ricordi deve averla investita, risvegliando bizzarre sinapsi assopite dal tempo, in una sorta di ipnosi.

Nel domandarmi cosa possa contenere quella scatola, ci fantastico su: forse una cartolina spedita dal lontano pianeta dei Guardascarpe, con i saluti del Guru spirituale Peter 'Sonic Boom' Kember (Spacemen 3, Spectrum) e la promessa di rincontrarsi "quando saremo entrambi fatti" (Sister Pneumonia); una copia autografata del Krautrocksampler di Julian Cope che, sono sicuro cara Julie, ora sai decantare a memoria (Gemini Pt.1 & Pt.2, Death Machine), ed una vecchia VHS di "Sussurri e Grida", regia di Ingmar Bergman, che potresti guardare ininterrottamente per giorni, recitandone ogni battuta. Una pellicola dove viene narrato, tra l'altro, il contrastato rapporto fra due sorelle (le attrici Liv Ullmann e Ingrid Thulin), qui trasposto in musica con altrettante canzoni - consanguinee nel pulsante giro di basso, ma 'caratterialmente' diverse: torbida e invischiata tra un colloso wah-wah à la Dead Meadow la prima (Liv Ullman); luminosa e vanesia, come la chitarra gilmouriana che le danza sopra, la seconda (Ingrid Thulin).
Poi altre gemme sonore color porpora, accompagnate dalla grazia dei tuoi movimenti e dall'assenza di gravità.
 
Questo percorso teleguidato nell'inconscio della dolce ed enigmatica Julie è, per farla semplice, il suo capolavoro.
Psichedelia e rock. Zuccherose melodie, come gommose alla mescalina e poche parole
. Perché questa volta non è lei che deve spiegare, ma sono io che mi inoltrerò, passo dopo passo, dentro al suo nuovo mondo, dove un paio di occhi corvini, ricolmi come traboccanti boccette d'inchiostro, tingono di nero tutto ciò che la circonda.
Mentre lei stringe tra le mani un cofanetto magico ed il suo tesoro, illuminato ed illuminante, troppo prezioso per soffocare di nuovo sotto ad un metro di terra.

Ti ho osservata per bene Julie e, lasciatelo dire, stai benissimo pettinata così.

Tracklist:

1 - Open Wound
2 - Sister Pneumonia
3 - Afterdark
4 - Satan Eats Seitan
5 - Death Machine
6 - Liv Ullman
7 - Purple Jewel
8 - Gemini, Pt.1 & Pt.2
9 - Ingrid Thulin
10 - Pistils
11 - My Eyes Have Seen The Glory


8/10
barista poteva occuparsi di altro in maggio 01, 2006 21:32 | link | commenti (5)
categorie: della musica
martedì, 11 aprile 2006

Video "Satan Eats Seitan" dei Julie's Haircut



In accoppiata con il singolo, ecco il video di "Satan Eats Seitan" dei Julie's Haircut che potete scaricare e gustare qua se lo volete ad alta risoluzione, oppure qua per la bassa risoluzione.
barista poteva occuparsi di altro in aprile 11, 2006 13:47 | link | commenti (3)
categorie: della musica
venerdì, 31 marzo 2006

I Suffer Radio:

1 Julie's Haircut - Satan Eats Seitan [After Dark, My Sweet, 2006]

2 Spacemen 3 - Losing Touch With My Mind [Sound Of Confusion, 1986]

3 Detachment Kit - High Seas [They Quiet. Raging Army, 2002]

4 Paolino Paperino Band - Fetta [Pislas, 1993]

5 Milaus - Seventh Song [United Slave Of Amusement, 2001]

6 Bartok - Double Spoiling [Few Lazy Words, 2003]

7 Laghetto - Piovo [Pocapocalisse, 2005]

8 Appaloosa - Ap(p)ache [Non Posso Stare Senza Di Te, 2005]

9 Tortoise - Dot Eyes [It's All Around You, 2004]

10 Sweek - Everybody Takes The Plan [The Shooting Star's Sigh, 2003]

11 Faust - Sad Skinhead [Faust IV, 1973]

12 DAAU - Lounja La Gazelle [Domestic Wildlife, 2006]

13 Dead Man Ray - Chemical [Berchem, 1998]

14 A Beatband - Ragdoll Blues [Jintro Travels The World In A Skirt, 1993]

15 Evil Superstars - Oh Girl [Boogie Children R Us, 1998]

16 Mogwai - Friend Of The Night [Mr.Beast, 2006]

17 Bark Psychosis - The Loom [Hex, 1994]

18 Ben Gibbard - Carolina [Home EP, 2003]

19 Cat Power - Living Proof [The Greatest, 2006]

20 Lou Barlow - Holding Back The Year [Emoh, 2005]

21 The Evens - All These Governors [The Evens, 2005]

22 Calla - This Better Is Go Planned [Collisions, 2005]

23 Pere Ubu - George Had A Hat [Tenement Of The Year, 1988]

24 Sleater Kinney - Roallercoaster [The Woods, 2005]

25 The Love Substitutes - The More Than Velvet New Sailor Song [The Velvet Sailor E.P., 2005]

26 Motorpsycho - No Evil [Black Hole/Black Canvas, 2006]
barista poteva occuparsi di altro in marzo 31, 2006 14:04 | link | commenti (4)
categorie: della musica
mercoledì, 15 marzo 2006



The Love Substitutes - The Velvet Sailor E.P. (2005)

Un altro disegno di Trouvé in copertina per il nuovo lavoro dei Love Substitutes, anche conosciuti come "La Setta dei Chitarristi adepti al dIO Fiammingo".
Gruppo belga pressocché ignoto ai più, dove militano i chitarristi passati, presenti e futuri dei dEUS.
Si ripresentano dopo poco più di un anno con un E.P. di quattro pezzi, in edizione limitata, distribuzione ridotta a Belgio e Olanda e disponibile solamente su vinile. Un succulento feticcio per collezionisti.

Tra un impegno e l'altro non c'è stato molto tempo per cambiare qualcosa, vengono sostanzialmente ripresi i rumorismi e i loops, mantenendo il suono verso il rock psichedelico e minimale che aveva caratterizzato quello che era l'unico lavoro della band di Anversa.
In maniera calligrafica nella lunga The More Than Velvet New Sailor Song, con brusìo distorto di chitarre reiterato all'infinito e il sassofono impazzito, che ricorda molto, nella lunghezza e nelle dissonanze, quella Disconnected sul disco precedente. Il resto è la solita lucida follia chitarristica, già apprezzata lo scorso anno.
Verrebbe spontaneo, dopo aver ascoltato l'ultimo disco dei dEUS, affermare che l'anima più trasversale e caleidoscopica - quella che aveva contribuito a proiettare nell'olimpo la band di Tom Barman -  ora risieda tra i solchi di questi dischi e quelli degli Zita Swoon.

Tracklist:

1 - The More Than Velvet New Sailor Song
2 - Poptrivia
3 - Golden Boy Meets Himself
4 - Sincere


7/10

P.S. Potrebbe sembrare una velata critica a Pocket Revolution. Lo è.
barista poteva occuparsi di altro in marzo 15, 2006 19:39 | link | commenti (7)
categorie: della musica, belgian waves