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legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.
L'italia ha vinto i Mondiali di calcio. Ma, dite la verità, qual è la domanda che tutti ci poniamo? Qual è il mistero irrisolto dei Mondiali? Su cosa si concentra l'interesse del globo? Di cosa discutono tutti i principali quotidiani internazionali?
Ecco di cosa discutono: Cosa ha detto Materazzi a Zidane?
Dunque, secondo me ci sono solamente quattro opzioni plausibili, e sono queste:
1 - La palla sta per essere rimessa in gioco quand'ecco che Materazzi, col suo consueto savoir faire, si rivolge a Zidane apostrofandolo con paroline poco gentili.
Materazzi - Figlio di una brutta bagassa algerina che non sei altro, lo sai che tua sorella si diverte con tutta la Nazionale tunisina?
Zidane - ...
Materazzi - Per non parlare di quella maialona di tua moglie che ha preso tanta di quella mazza che se la misurassimo sarebbe più alta della torre Eiffel
Zidane - ...
Materazzi - Ha ragione Le Pen! Ci sono troppi negri nella Francia e tu sei uno di quelli!"
Zidane - ...
Materazzi - Sai, somigli a Ribery!"
Zidane si gira e SBAM! (se non va bene l'onomatopea, sceglietevene un'altra)
2 - Appena finita l'azione di gioco, i due calciatori si dirigono verso il centro del campo, Zidane davanti (e dietro tutti quanti ahahah) e Simpatia Materazzi alle sue spalle, che lo segue.
Materazzi osserva la nuca di Zizou e gli fa - Oh ma sai che hai perso un casino di capelli dall'ultima volta che ti ho visto
Zizou, notoriamente suscettibile riguardo la sua calvizie incipiente, s'incazza come una salamandra e gli risponde - Meglio pérdere i capellì che aver la list della spes tatuata sule brascia, esibisionist!
Materazzi - Ignorante bifolco, sono i nomi dei miei figli, di mia moglie, la mia data di nascita, quella di tutti i miei parenti, una frase filosofica in aramaico, la cifra totale dei punti di sutura che ha causato il mio gomito, i punti della Esselunga, poi se guardi bene qua mi son fatto fare anche una tabella con tutti i cartellini gialli che mi hanno dato, con la motivazione e il minuto di gioco in cui li ho presi"
Zidane: "Materasì, perché non ti tatui la scrita "stronso" in memoria dela tua person?"
Materazzi: "Non c'è più posto. Dove?"
Zidane si gira verso di lui e..."Qua!". SBAM.
3 - Finisce l'azione di gioco (quella di prima) e i due calciatori sfruttano il momento di pausa per accendere uno spinello.
Zizou ha portato una purea di polline donatagli da un amico un po' losco del cugino algerino, che nelle occasioni speciali (tipo mondiali o europei di calcio) non manca mai di presentarsi con un regalo per il campione francese.
Ma Materazzi gigioneggia un po' troppo con lo spino in mano. L'arbitro li vede. I due fingono di rientrare a centrocampo, mentre Materazzi tiene la canna nascosta e non la passa.
Zizou senza farsi sentire dall'arbitro chiede a Materazzi: "Hai mangiat il pollo ce soir?.
Materazzi, con occhio già arrossato risponde: "Eh?"
Zizou, che ha già capito come sta messo Materazzi, fa finta di niente.
Al che Materazzi domanda: "Cosa vorresti insinuare eh? Che ho mangiato il pollo con l'aviaria e sono dopato?"
Zidane: "Ma no defiscent, era una battut, si disce così quando qualcuno non passa la canna"
Materazzi: "Ah, gli si da del dopato, bella educazione che vi insegnano in Francia!"
Zidane: "Sei proprio un cojon! E' una battuta ironica! Quando si mangia il poll con le manì, rimangono tutte le dita appiscicose, quindi automaticament la canna resta attaccat alle dit! Capito?"
Materazzi: "Il coglione sei tu, il nostro preparatore prima della partita ci fa mangiare al massimo un piatto di pasta con l'olio perché se no ti viene la mappazza sullo stomaco e non corri più. Non capite proprio un cazzo di calcio voi francesi"
Zidane si gira e SBAM.
4 - Finita l'azione, i due, ormai stanchissimi, fanno comunella con simpatici scambi di battute.
Materazzi: "Zizou me la dai la maglia quando finisce la partita?"
Zidane (in perfetto italiano): "Sì te la dò. Però ti avverto che io sudo come un animale, non so in che condizioni sarà la maglietta"
Materazzi: "Fa lo stesso Zinedine, ti ho sempre ammirato tantissimo, hai una classe infinita, un tocco di palla magico! Avere la tua maglietta nauseabonda sarebbe motivo di grande gioia per me. Grande, grandissima gioia."
Zidane: "Ti ringrazio Marchino, sei davvero una bella persona. Leale in campo, mai un gomito di troppo, mai una parola fuori posto: l'immagine del calciatore corretto! Tra l'altro hai dei tatuaggi fichissimi!"
Materazzi: "Grazie Zigulì, oltre ad avere un nome bellissimo ed una classe immensa, devo ammettere che sei anche un bel ragazzo. Occhi azzurri e penetranti come un assist, quella timidezza un po' infantile che fa il paio con la chierica da uomo maturo che sa quello che vuole e lo ottiene"
Zidane: "Così mi lusinghi pennellone tutto casa ed entrata assassina, voglio succhiarti un gomito"
Materazzi: "Fammi tua!"
Zidane si gira e al grido di "Vieni qua pasticcino!" corre verso Materazzi, ma inciampa e..SBAM
Tutti. Qua non si parla di destra o di sinistra, abbiamo perso tutti. Nel momento in cui scrivo, i risultati danno una pressoché perfetta parità, ma comunque andrà sarà un insuccesso, un ulteriore peggioramento della già precaria situazione politica. E la colpa? Serve dare la colpa? Certo che no, anche se, la colpa è di tutti noi, prima che della "politica".
Ieri sera (quasi notte a dire il vero) mentre ero fisso con lo sguardo su quelle torte perfettamente divise a metà che raffiguravano le percentuali di Camera e Senato, mi domandavo di chi fosse la responsabilità, oltre che del sottoscritto. Sicuramente della nauseante campagna elettorale stile saldi di fine stagione. Tolgo l'ICI, ti dò 1000 euro all'anno se fai un figlio, se voti me ti regalo uno scivolo che dal balcone ti fa entrare direttamente dentro l'automobile, dall'altra parte però mi promettono l'abbonamento annuale alla giostra del calcinculo, più un sacchetto di gommose. Se posso avanzare una proposta: il primo che mi promette, chessò, 5 CD musicali all'anno, gli dò il voto senza fiatare. E che sarà mai, su. Io mi accontento di poco.
In mezzo a questo teatrino di promesse e fastidiose bugie, pochi hanno pensato a COME risolvere parte dei problemi del paese e NESSUNO (qualcuno forse, ma sempre troppo pochi) ha cercato di comprendere cosa i diversi schieramenti proponevano, perché? Perché ci sono poche proposte concrete e tante false promesse. E a noi, è evidente, piacciono le promesse. Perché in campagna elettorale, sia da una parte che dall'altra, non ci viene illustrato il programma di governo dei diversi schieramenti, ma solo ed unicamente le (presunte o reali che siano) falle del (presunto o reale che sia) programma opposto, in un clima di odio e accuse che fa passare la voglia di seguire e capire. Non resta altro che votare colui che meno ti è venuto in odio, quello che, in questi convulsi giorni di accuse e contro accuse, ti ha dato meno fastidio. Tutto ciò, confonde ancor più le idee, hai già troppo decisivi - in termini di voto - "eterni indecisi". Quelli a cui interessa per davvero l'abbonamento alla giostra del calcinculo, quelli in grado di spostare l'ago della bilancia da una parte o dall'altra: le mine vaganti. Complice, forse, anche questo sistema elettorale nel quale, la decisione su chi governerà il paese può giocarsi anche in un 0,000001 punti percentuale. Come sta accadendo, con risultati facilmente immaginabili. Dietro alla maggior parte dei voti non c'è un'ideologia. Senza parlare poi, della pagliacciata degli exit poll. Da ridere, se ci riuscite.
E' dura ammetterlo, ma sono d'accordo con quanto scrive il simpaticone Max Stefani nell'editoriale del Mucchio di questo mese: "...Dato per scontato che i due schieramenti si dividono a metà il 75 percento degli elettori (senza nessuna interscambiabilità), è il restante 25 percento che decide il vincitore delle elezioni. E questo 25 non è quello che legge i giornali. Legge niente, sa poco e discute raramente di politica, ha un elevato livello di sfiducia e di avversione verso la politica. Vede la Tv però. Una recente ricerca americana ha sentenziato che "l'elettore capisce solo ciò che vuole". I sostenitori di ogni candidato colgono solo le contraddizioni nelle dichiarazioni dell'avversario, mentre non vedono quelle nel proprio. Hanno fatto leggere una dichiarazione di Berlusconi ai fan di Prodi e viceversa, attribuendone la paternità all'uno o all'altro politico, scoprendo che i soggetti si dichiaravano per lo più d'accordo o contrari a seconda dell'autore non del contenuto.... "
Fondalmentalmente quello che vogliamo è avere qualcuno da detestare, sul quale riversare il nostro odio, restando tranquillamente seduti nella poltrona di casa. Fa niente se adesso ci ritroviamo in questa grottesca situazione per la quale chiunque andrà al governo avrà i giorni contati, fa niente se non abbiamo alcuna certezza. Abbiamo sempre un bel sacchetto di gommose in mano, se vi sembra poco... A pensarci bene però, forse una certezza c'è: dopo i risultati della campagna elettorale, se incontrate qualcuno per strada avete esattamente il 50% di possibilità che sia un coglione.
Il personaggio ritratto nella foto si chiama Tiziano Lugaresi ed è un benzinaio di Cesenatico. Le sue telefonate al centro di assistenza di un importante Distributore nazionale per segnalare il malfunzionamento del self service (il ssscccieeelf) di cui è gestore, sono diventate tra gli mp3 più esilaranti della rete. Una sequela di improperi e minacce, in splendido accento romagnolo. Come se avesse un plum cake in bocca. Imperdibile. P.S.: piccolo avvertimento - il terzo mp3 (l'ultima telefonata, ormai era esasperato, poveretto) contiene una sfilza di bestemmie da far crollare il Vaticano intiero.
prima telefonata: "She l'automatico non funziona che non shi può riparare, shi fa chiudere!... She non si possono riparare io la figura del patacca verso la gente non la voglio fare, capito?"
seconda telefonata: "Fammi chiamare dall'elettronico..e she non shi può fare gnente io lo chiudo! Non lassio l'impianto accesho coshì...per far luce a Cesenatico"
ESSERE UMANO O MACCHINA? sottotitolo: LA MIA VITA AL CASELLO DI STICAZZI sottosottotitolo: MA DAI
Non lo so. Quesito interessante, potrei fingere di essere intelligente e dire la mia, ma una testa di cadmio brevettata come quella che mi divide le orecchie non mi permette certe elucubrazioni. Posso però riportare, da umile uomo dell'autostrada quale sono, un frizzante aneddoto.
Mi trovo all'uscita di Sticazzi (nome fittizio perché va bene raccontarvi i fatti miei, ma sono sempre fatti miei), ridente paesino alle porte di Pèowpèpèpow, con la mia carrozza di metallo stereo munita, mi avvicino a passo lento al casello, dove ogni buon cristiano versa l'obolo per essersi fatto - SICURAMENTE - qualche ora di fila in autostrada, nella quale ha avuto la possibilità di conoscere tanta gente nuova e simpatica che altrimenti a 130 all'ora... Dopo aver valutato attentamente le due opportunità di uscita, fornitemi dalla Autostrade S.P.A., scelgo, per la prima volta in vita mia, ma con ostentata sicurezza, quella di destra dove MI SEMBRA che ci sia meno coda. Nonostante anche la recente storia politica del mio bel paese mi abbia insegnato che a pendere da quella parte è facile prenderla nel culo. Qualche kilometro prima il mio occhio attento aveva notato un paio di cartelli, che dicevano fieri: "Il casello di Sticazzi è ad elevata automazione!", altro non vuol dire che: non esistono più i casellanti ma una delle macchinette automatiche tipo Bancomat "inserire il biglietto...inserire banconote o monete...ritirare il resto...arrivederci" con le quali ormai abbiamo più conversazione che col lattaio. Non che con il casellante ci si raccontassero le barzellette, però...
Mi accodo, nel mentre, da inguaribile ottimista, penso: "Massì dai, così evitano a chi lavora per ore lì dentro, di respirare i gas di scarico, sai tutte le volte che aprono quella finestrella che boccate di monossido-di-carbonio-protozoitico-ftalato-sulfureo che si fanno? Poi chissà i massacranti turni di notte, che due maroni montare di servizio ad Agosto e poi mi immagino già con che velocità ora riusciremo a defluire dal casello, neanche col Telepass!". Mentre mi autoconvinco che è una trovata geniale, mi accorgo che davanti a me ci sono DIECI (10) motociclisti, con altrettanti passeggeri e due macchine. Il primo biruopede della fila, che già sta avendo un colloquio col simil-casellante di lamiera, è sceso dalla moto e, grazie alla sagacia che mi contraddistingue, intuisco che i dieci euro che prova ad infilare nella macchinetta infernale non glieli accetterebbe neanche se glieli stirasse lì, davanti a tutte le telecamere a circuito chiuso. Si rivolge quindi al suo passeggero che, con un' abile mossa, scende dalla moto, apre la cerniera della tuta di pelle e comincia a ravanare in tutte le tremila tasche in suo possesso. Spunta un altro decino, ma figurati se la macchinetta lo prende. La fila dietro di me intanto si fa più corposa, si aggiungono una macchina e tre TIR, in uno dei quali riconosco, all'interno della cabina, i due pirla del Kinder Pinguì e il pinguino alla guida del TIR.
Nella fila a sinistra la situazione è identica, non ci sono centauri in coda, ma siamo già ai livelli della tangenziale di Milano alle sei di sera. Questo mi rincuora riguardo la mia scelta di prima: il casello di destra. Come la recente storia politica del mio bel paese mi ha insegnato: anche dall'altra parte non è che siamo messi tanto meglio. Metto su You Can't Fight What You Can't See dei Girls Against Boys e mi carico per la festa. Stanno già arrivando i primi camper di ROM, dal primo ne scendono due che tirano a sorte: si stanno dividendo il territorio. Quello con la coda di cavallo si prende la fila di sinistra, scrive un paio di cartelli "Ciao vengo di Birmania e la vita fa veramente cagare" e manda un paio di mogli, qualche sorella e cinque bambini a zigzagare tra le macchine coi cartelli in mano. L'altro si aggiudica la fila di sinistra, ha l'occhio furbetto del commerciante e si vede subito: smista un paio di spazzoloni per vetri, quelli unti con la cotica di prosciutto, li consegna in mano ai ragazzini, che si dilettano ad ungere i parabrezza. I due del Kinder Pinguì intanto, sono scesi dal TIR, hanno aperto i portelloni del rimorchio e, seduti sul cassone, osservano la fila interminabile che si forma. Si guardano negli occhi e gli scappa un: "Ma daaaai...". Il pinguino se la dorme in cabina.
Quando rivolgo lo sguardo davanti a me, con stupore noto che, PERDINCIBACCOLINA, ci siamo mossi di due ricchissimi metri. Il primo motociclista ce l'ha fatta da solo, alza il dito medio agli altri rimasti in fila e scappa in impennata. Ora tocca a quello dietro di lui, che non ha né biglietto dell'autostrada, né soldi alla mano. Ma porca di quella troia, non lo sapevi che dopo toccava a te? Si masturba per cinque minuti d'orologio ogni centimetro del suo corpo, anche nelle parti basse, finalmente trova il biglietto, lo infila, scrocca un decino al suo passeggero, infilza la macchinetta col soldo, ma questo non entra. Meraviglioso. Prova per altre cinque volte, ma Christine la macchina infernale lo risputa ad ogni tentativo. A quel punto, come fosse un orologio a cucù, si apre la mitica finestrella e spunta il mezzobusto di una donna con giacca arancio-fluorescente, impiegata della Autostrade S.P.A. che allunga la mano, e prova lei stessa a fare entrare 'sto cazzo di dieci euro nella fessura. Bastardi! Ma allora ci siete!! Si nascondono dietro ai vetri oscurati e se la ridono ad osservare noi poveri disgraziati, 'sti infami. Schiaccio il tasto repeat e riascolto All The Rage dei GVSB perché adesso ci sta benissimo. Dopo altri cinque tentativi circa, Christine la macchina infernale accetta il vil denaro e apre la sbarra, ed anche il secondo motociclista se ne va. La donna cucù rientra, ebbra della boccata di monossido-di-azoto-mononucleato-barbagiannico-vituperante-vaicosì che ha aspirato con ingordigia e chiude la finestrella. Il terzo motociclista si comporta come il secondo, ovvero arriva al momento clou impreparato. Comincio a chiedermi cosa si nasconda dentro a quei caschi. Nel mentre sono state aperte due bancarelle di zucchero filato e dolciumi vari tra le due colonne di macchine, i bene informati assicurano che tra 5-minuti-5 arriverà anche il camioncino di Ormes Pancetta, il piadinaro con la porchetta. Qualcuno fa le squadre per un calcetto. Da una parte cinque muratori bergamaschi: la Dinamo Intonaco VS. Olympique ROM, una selezione di zingari. Al gol del 3 a 2, in rovesciata di spatola della Dinamo noto la sbarra del casello che si alza: anche il terzo centauro è passato, con l'aiuto della finta casellante a cucù che, sempre più nera in volto, si ritira nello sgabuzzino dopo la seconda boccata di marmitta.
Inutile agitarsi, anche il quarto motociclista i soldi li tiene nelle mutande nonostante abbia più strati di vestiti lui che una cipolla - ed ovviamente sono ben stropicciati. La farsa continua. La casellante-cucù riappare, il viso ormai ha la lucentezza di una cromatura appena fatta, nelle pieghe della pelle il nero delle polveri sottili è stato assorbito garantendogli chissà quale malattia cutanea. Il riff di Miami Skyline mi tagliuzza i timpani. Dopo svariati tentativi (con un rapido calcolo posso assicurare che per ogni avventore servono almeno una ventina di prove) anche il quarto Hell's Angel ce la fa, e la fila avanza di un meritato metro. Per una buona mezz'ora (non scherzo), la sequenza degli avvenimenti sarà la stessa. La donna-cucù altro non può fare che provare ad infilare lei i soldi nella fessura mentre si pippa a pieni polomoni il monossido-di-benzene-sintetizzato-formicolante-BrownSugar, e - bada bene - non può improvvisarsi casellante perché ovviamente non ha la cassa e i soldi per dare il resto.
Il tipo nella macchina davanti a me dà in escandescenza, scende dall' Alfetta col cric in mano e si dirige verso la sbarra, ma con uno scatto felino il commesso del negozio di Armani, che ha appena aperto a lato del casello, lo ferma: "Non fare pazzie, la vita è troppo breve per sprecarla così"... al ché il tipo dell'Alfetta risponde: "Ma và a ciapà i ràtt, fighètt de l'osti" e sale di nuovo sulla vettura. Il penultimo motociclista è nel pieno del balletto "metti il soldo - sputa fuori - metti il soldo - sputa fuori", quando l'incaricato per la consegna della posta (un commercialista di Forlì con la Smart, scelto per l'agilità con cui si muove tra le automobili, dentro la sua macchinina per il caffè espresso con le ruote) informa uno dei presenti che la figlia, un tempo quattordicenne, s'è finalmente sposata col garzone del pizzicagnolo. Stappiamo un litro di olio per motore e brindiamo alle nozze. E' visibilmente commosso e partecipa alla libagione, pacche sulle spalle e cicchetti all'ultimo goccio. Mentre l'improvvisato postino si mangia i kilometri, per consegnare ad ognuno di noi il numero civico, anche l'ultimo cazzo di motociclista ha superato l'agognata sbarra, ora ne ho solo due davanti! Non vi dico la gioia. Nel tripudio di felicità fermo il ragazzo thailandese che fa la spola tra una fila e l'altra per vendere cartoline e francobolli. Un modo come un altro per mandare saluti alla famiglia e agli amici, in ricordo della splendida serata. La scelta è tra: - Panoramica del casello di Sticazzi scattata dieci minuti fa. - Colonna di destra, ove sono ben visibili la fila degli Hell's Angels e lo stand enogastronomico toscano con tanto di insegna luminosa "FRIZZI E LAZZI, AL CASELLO DI STICAZZI" - Istantanea del gol in sforbiciata del centravanti dell' Olymipque ROM, detto Piede di Porco, non perché gioca a calcio come un suino, ma per l'innata capacità di scardinare le difese e le porte blindate nelle villette della Bovisa
Amo il bel calcio e scelgo quest'ultima. Ma...finalmente è il mio turno! Sì cazzo, tocca a me! Mi avvicino sospettoso ma con sguardo fiero, nella mano sinistra il biglietto e nella destra i soldi. Guido con la minchia. Infilo il biglietto e fin qui tutto bene. "Sono quattro euro e settanta centesimi" mi informa la suadente voce di Carrie, ah no è Christine. Infilo cinque euro. Passano dieci interminabili secondi nei quali non esce niente. Lancio un'occhiata alla finestrella della casellante a cucù. Niente. Sul display compare la scritta "Credevi ti andasse bene al primo colpo? Chi sei, il figlio della Contessa? Ahah" e li sputa fuori. Un'altra occhiataccia alla finestrella, che stavolta si apre di colpo. Si affaccia la donna-cucù con lo sguardo incazzato, ormai ha il colore del bitume. E' fatta come Syd Barret ai tempi d'oro. In dosi massicce il monossido-di-plutonio-mentolato-farinaceo-dragostea-din-tei, è un potentissimo acido lisergico. Come un automa infila il cinque euro che viene subito succhiato da Christine, e mi consegna un foglio con i nomi di tutti gli astanti e numeri di telefono. Non si sa mai che venga voglia di fare una rimpatriata tutti assieme, in memoria della splendida serata. Sulle note di Best Friend Forever saluto commosso tutti, ma proprio tutti. Non vi dimenticherò mai.
L'altro giorno ero in giro causa lavoro per Reggio Emilia, stavo percorrendo una statale, quelle tipiche della mia regione, con la campagna come sfondo e platani del diametro di due metri ai lati, come vigili-vegetali (vigitali suppongo) dallo sguardo severo. Un errore, una sbandata, e sei fritto. Ecco, capita a volte - non so se sia un'usanza locale o se sia di costume un po' ovunque farlo - di incontrare un mazzo di fiori abbracciato ad un platano, addirittura una volta ricordo una mini lapide, grande come un quaderno, con tanto di foto e date, poggiata sul muretto di un ponticello. Probabilmente messa lì, proprio nel punto esatto, dove qualcuno ci ha salutato per sempre. E la cosa mi ha ispirato, mi è venuta una balzana idea in testa. Forse per caso, anzi no, in concomitanza con il triste (per me) anniversario della morte di un mio caro amico nel Novembre del '96. Ancora non so se contro quel muro - di una casa disabitata del cazzo, a lato di una stradina di perifieria del cazzo - ci sia finito apposta o per un colpo di sonno. Nessuno me l'ha mai detto, e fondamentalmente non me ne frega niente, ma so che era un mezzogiorno qualsiasi di una domenica inutile... Al di là di tutti gli elogi, stucchevoli come il presente post, che potrei fare sulla sua persona, Vittorio era uno di quei ragazzi che sanno ridere e sanno farti ridere, nonostante avesse un sacco di casini per la testa e problemi seri in famiglia. Da affrontare con la testa confusa che hai a vent'anni o giù di lì. E tutt'ora, di lui, ricordo le tante risate che mi ha fatto fare, più che il resto. Era uno capace di mangiarsi, in preda alla fame chimica, un filoncino col crudo comprato dal droghiere un'ora prima di salire in casa per cena e se gli dicevi: "Vitto, cazzo mangi adesso, che tra un'ora sei a cena?" ti rispondeva:" Io non mangio mai a stomaco vuoto". Sbadatissimo. Buttava le sigarette ormai finite, fuori dal finestrino della macchina, ma il finestrino era chiuso. L'effetto ottico che nasceva era degno dei fuochi d'artificio l'ultimo dell'anno. Ed io lacrimavo dal ridere. Sbagliava sempre strada. Gli piacevano, più di tutti, i Metallica "quelli di Kill'em all, però" diceva, ed i Soundgarden. Non ti diceva mai di no. Neanche quando scendeva la sera con gli occhi gonfi per la rabbia, dall'ennesimo scontro con i genitori-padroni. Faceva un tiro di canna, ti guardava e diceva: "Sai cosa c'è di bello? Che un giorno mandi tutti a cagare" e poi scoppiava in quella risata tronfia da fumato. Ed io gli rispondevo che era un coglione. A nemmeno una settimana dal giorno della sua morte saremmo dovuti andare insieme a Milano per il concerto dei Pearl Jam. Era il tour di No Code, ho regalato il biglietto ad un ragazzo che conoscevo poco. Da allora è difficile che ascolti una canzone dei Pearl Jam senza che mi venga un po' di freddo. La madre il giorno dopo la sua morte mi ha chiamato a casa sua, voleva regalarmi tutti i dischi che lui conservava gelosamente, perché sapeva che io e Vitto avevamo in comune una grande passione per la musica. Io ho preso solo Superunknown, per farla contenta. Almeno più di quanto lo sia stata, quando quel prete di merda le ha detto: "Suo figlio aveva dei problemi Signora, sapevo di brutte compagnie, mi spiace tanto". Posso solo immaginare i sensi di colpa di quella donna. Ce ne era forse bisogno? Dopo poco tempo i genitori sono morti entrambi, il padre non parlava più da mesi. Era tante altre cose Vittorio e mi piace ricordarlo qua, ad ormai 9 anni dalla morte, sul mio blog della minchia secca, dove scrivo quello che mi pare. Se non lo faccio qua dove devo farlo? Ho sempre paura che tutti se ne siano dimenticati di chi era e cosa dava. Se sapesse che ho un diario su internet dove scrivo i miei pensierini mi prenderebbe per il culo vita natural durante. Se poi leggesse questo post colmo di retorica e malinconia, mi manderebbe direttamente a fare in culo. Ed io lo lascerei dire, perché avrebbe ragione. Ho quindi deciso (l'idea balzana di prima) che preparerò una mini-lapide (allegria!) per lui e la metterò non nel cimitero dove è sepolto e dove quasi tutti vanno a liberarsi di un peso sulla coscienza, ma sul muro dove si è schiantato. Mi procurerò un foglio plastificato, o qualcosa di simile, con la foto di James Hetfield e quella di Chris Cornell con capelli lunghi e pizzetto quando ancora era un cantante serio. Anche lui li portava così, Cornell era il suo idolo, in fondo aveva solo 21 anni. In mezzo alle due foto scriverò il testo di One dei Metallica, una delle sue preferite. E sotto questa frase: NONOSTANTE LE FOTO DELLA SUA MAMMA E DEL SUO PAPA' SPIRITUALI, VI ASSICURO CHE IL RAGAZZO CHE SI E' SCHIANTATO SU QUESTO MURO SAPEVA RIDERE. E che da qui ci ha mandato tutti a cagare. Questo però non lo scrivo, lo tengo per me.
Ormai avrà fatto il giro di milioni di mailbox, l'avrete già letta e come al solito sono arrivato after the stink, però è talmente bella che la voglio postare. Non so nemmeno se sia vera, ma chissene. Mi è arrivata una foto con un ritaglio di giornale (un quotidiano ma chissà quale) se metto l'immagine diventa troppo piccola poi leggete male e non voglio che sforziate la vista che già ve la massacrate con altre cose (parlo ai maschietti). Ve la riporto io. Il titolo è "Sesso rovente in cucina. Coppia all'ospedale" Siamo dalle parti di Varese, una coppia di coniugi viene ricoverata in ospedale. Lei con ustioni di primo e secondo grado alla schiena e un leggero trauma cranico, lui con una ferita lacero contusa ai genitali. Erano in cucina, ai fornelli, lui stava preparando un' omelette, lei inginocchiata davanti a lui a fare quello che già avrete capito. Il Vissani dell'eros ha pensato bene di girare la frittata, magari come fanno i veri cuochi nei film, magari facendola volare in aria e magari facendola atterrare sulla schiena di lei che per reazione addenta il salame di lui che le piazza una padellata sulla testa.
Oggi è il John Peel Day, ovvero l'anniversario dell'ultima trasmissione radiofonica del celebre dj, prima della sua scomparsa il 26 Ottobre dell'anno scorso. Quest'uomo ha dato tanto alla musica con le sue Peel Sessions e non solo, mi sembra giusto ricordarlo. Se volete saperne di più guardate qua
"I just want to hear something, I haven't heard before"
In questi giorni si fa un gran parlare di cocaina e dei personaggi famosi invischiati in brutte vicende legate alla polverosa. Tralasciando quello sfiggy fotonico di Paolo Calissano, che ahimè pagherà fin troppo, ma sempre meno della ballerina brasiliana. E tralasciando pure la modella Kate Moss che in quel video non faceva altro che quello che ha fatto tutta la vita - e che hanno fatto molte delle sue colleghe - da quando ha messo piede su una passerella. Anzi a volte stava pure peggio, ricordo un'anoressia anni fa, che non è uno scherzo. La storia che più mi ha colpito è stata quella di Lapo Elkann, ram-pollo di casa FIAT, per la ormai nota vicenda del ricovero in ospedale in seguito ad una overdose di cocaina. Ora, grazie al Dio dei quattro tempi, sta meglio. Il ragazzo in questione è inutile che ve lo presenti io, è quello, tanto per capirci, che intende rilanciare il marchio FIAT con una linea di abbigliamento (orrida). A me già solo l'idea fa ridere. Rompe le palle alla dirigenza della Juventus perché è poco simpatica, dice. Intanto sono 10 anni che quelli vincono, ridendo poco. Alla faccia mia, sfigato interista, e di quella di Lapo. Dunque, quando ho saputo della notizia, come tanti altri credo, sono rimasto un po' sorpreso e mi sono chiesto:
- devo forse sorprendermi perché un ragazzo giovane, bello e ricco come Lapo che probabilmente avrà una delle aziende più importanti del paese in mano, ha fatto una cazzata simile rischiando la pellaccia?
- devo forse sorprendermi se la suddetta azienda automobilistica in un periodo di crisi pazzesca è nelle mani di uno che con un La(m)po di Elkann genio, prova a raddrizzarla vendendo felpe? (tra l'altro neanche io con una Singer riuscirei a farle più brutte)
- devo forse sorprendermi perché lui, che potrebbe sedersi tranquillamente in poltrona e guardare la sua squadra vincere senza fare il mininimo sforzo (né lui, né la squadra), fa di tutto per farsi abbandonare con 'fanculo incorporato da chi ha costruito quel bel giocattolino?
Nossignore, l'unica domanda che mi devo porre è: come cazzo fai a chiamarti Lapo?