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I Suffer Disclaimer:

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.

martedì, 04 luglio 2006

Sweek - The Shooting Star's Sigh (2004)

Vi capita mai che qualcosa vi faccia impazzire al primo ascolto? Che dopo tante cose che sono passate per le vostre orecchie una in particolare vi faccia saltare letteralmente la calotta cranica?

Questo è quello che mi è successo in quel di ottobre, mentre ascoltavo svogliatamente un milione di cose. Mi consigliarono questa band, guardacaso, belga e decisi di dargli una chance.
L'inizio evanescente di "Summer Trip" e la rarefatta "Microbacterium Leprae" inquadrano subito il disco nell'area post rock, tanto cara ai canadesi (Godspeed You! Black Emperor, A Silver Mt. Zion). Belle, il cantato un po' insipido e trascurabile, canzoni gradevoli ma nulla più. Ma già il violino mi fa drizzare le orecchie.
"Everybody Takes The Plane", terza traccia, fa scoccare la scintilla che accenderà le fiamme. Cicale elettroniche che saltano dal canale destro al sinistro, giro di chitarra ripetuto, con lievi variazioni e poi l'esplosione: il distorsore, il fuoco, la passione e di nuovo il violino. E' amore. Una citazione che sto cercando ormai da mesi, senza successo, un crescendo vorticoso. Ed io che raccolgo la mia mascella da terra.
Si procede con "Creutzfeld Jacob", siderale ed arabeggiante, e l'essay bukowskiana di "Things Are Bigger Than They Appear", che sintetizza (ma temo con piglio ironico) la mia posizione sulla poesia. "James Piano" mi conferma che si tratta di amore, nei secoli dei secoli, amen: un pianoforte solitario ed una melodia ossessiva ripetuta picchiando forte sui tasti. 2 minuti e 17 che mi fanno rizzare i capelli e mi lasciano incredula. "New James" chiude l'opera, una lunga suite che riprende il tema di James portandolo al violino, dapprima soffuso e poi totalmente impazzito.

Raccolgo i pezzi di me stessa e decido che questo è già diventato uno dei miei gruppi preferiti. E tutti devono saperlo.

Tracklist:

01. Summer Trip
02. Microbacterium Leprae
03. Everybody Takes The Plane
04. Creutzfeld Jacob
05. Things Are Bigger Than They Appear
06. James Piano
07. New James

Link:
sweek
carte postale records

trellheim poteva occuparsi di altro in luglio 04, 2006 18:40 | link | commenti (2)
categorie: della musica, belgian waves
mercoledì, 15 marzo 2006



The Love Substitutes - The Velvet Sailor E.P. (2005)

Un altro disegno di Trouvé in copertina per il nuovo lavoro dei Love Substitutes, anche conosciuti come "La Setta dei Chitarristi adepti al dIO Fiammingo".
Gruppo belga pressocché ignoto ai più, dove militano i chitarristi passati, presenti e futuri dei dEUS.
Si ripresentano dopo poco più di un anno con un E.P. di quattro pezzi, in edizione limitata, distribuzione ridotta a Belgio e Olanda e disponibile solamente su vinile. Un succulento feticcio per collezionisti.

Tra un impegno e l'altro non c'è stato molto tempo per cambiare qualcosa, vengono sostanzialmente ripresi i rumorismi e i loops, mantenendo il suono verso il rock psichedelico e minimale che aveva caratterizzato quello che era l'unico lavoro della band di Anversa.
In maniera calligrafica nella lunga The More Than Velvet New Sailor Song, con brusìo distorto di chitarre reiterato all'infinito e il sassofono impazzito, che ricorda molto, nella lunghezza e nelle dissonanze, quella Disconnected sul disco precedente. Il resto è la solita lucida follia chitarristica, già apprezzata lo scorso anno.
Verrebbe spontaneo, dopo aver ascoltato l'ultimo disco dei dEUS, affermare che l'anima più trasversale e caleidoscopica - quella che aveva contribuito a proiettare nell'olimpo la band di Tom Barman -  ora risieda tra i solchi di questi dischi e quelli degli Zita Swoon.

Tracklist:

1 - The More Than Velvet New Sailor Song
2 - Poptrivia
3 - Golden Boy Meets Himself
4 - Sincere


7/10

P.S. Potrebbe sembrare una velata critica a Pocket Revolution. Lo è.
barista poteva occuparsi di altro in marzo 15, 2006 19:39 | link | commenti (7)
categorie: della musica, belgian waves
martedì, 14 marzo 2006



Dead Man Ray - Berchem (1998)

Mi piacciono le feste di matrimonio.
Degli altri, ché alla mia ancora non mi sono invitato.
Leggenda narra che i Dead Man Ray siano un'idea nata proprio ad una festa di matrimonio.
Immagino che Daan Stuyven (piano, wurlitzer, hammond, moog, voce camaleontica) e Rudy Trouvé (chitarre e disordini sonori), dopo chissà quale conversazione, con occhio crepato e alito che profuma di prosecco, abbiano deciso di collaborare tra loro, in preda ai fumi dell'alcol, quando non ragioni bene e tutto ti sembra possibile.

Ha avuto origine così, il gruppo più 'mainstream' di Trouvé - o la band più 'alternativa' di Stuyven, strimpellando nella casa di quest'ultimo durante l'incontro post festeggiamenti (e post sbronza), e trasformando un convegno di avvinazzati nella prima vera canzone del gruppo, dal titolo profetico: Chemical.
Evidentemente di chimica si è trattato, se da quella improvvisata jam senza troppe pretese, si sono concretizzati nell'arco di una decina d'anni, tre dischi (l'ultimo "Cago" del 2002, prodotto da Steve Albini), un EP, più qualche singolo. Tutto su etichetta HeavenHotel.
Il disco in questione, Berchem, è il primo e probabilmente il migliore.
 
La primogenita di questo fulmineo matrimonio, Chemical, ha una struttura essenziale, costruita su due note di chitarra, batteria e basso che più facile di così si suonano da soli e ritornello fulminante.
Stop, tutto qua. Pochi fronzoli ed ecco una probabile perfect pop song.
E questo sarà l'approccio per le restanti sedici canzoni del disco, abbozzando melodie, distrattamente come se si conversasse tra ubriachi e strizzando l'occhio un po' ovunque, ma senza affondare, come si conviene alla Pop Music. Fatta bene, aggiungerei.
Un disco eterogeneo e giocoso, che pesca dal Punk in WW3, dal Trip Hop di Inc. che ricorda vagamente i Portishead, Bread  ha un retrogusto country rock e avanti di questo passo.
Un valanga di bozze e spezzoni di canzoni, assemblate successivamente al computer. E se il risultato non è così frammentario come potrebbe sembrare, il merito va sicuramente al meticoloso lavoro di taglio e cucito svolto dai due in studio, ed all'unico, vero filo conduttore, la voce di Stuyven.
A volte profonda e baritonale da ricordare Nick Cave, a volte fumettistica, si modella alla perfezione adagiandosi su ogni costruzione sonora.

Se alcuni dischi nascono così, in maniera spontanea, sanno certamente trasmettere l'emozione che cerchiamo quando ascoltiamo musica.
Quell'emozione spesso si materializza nel sorriso da coglione che mi si stampa sulla faccia, mentre sono in macchina e dalle casse parte Chemical e il suo ritornello in falsetto: "Chemical Nation, don't stop at the start rebegin" ed io con la voce un po' gaya lo imito - forse perché non ragiono bene e tutto mi sembra possibile.

Tracklist:

1 - Beegee
2 - Inc.
3 - Stain
4 - Bones
5 - 6-Pack
6 - Bread
7 - Moïd
8 - Perfo
9 - Chemical
10 - Horse
11 - WW3
12 - Copy Of 78
13 - Copy Of 78 part.2
14 - Copy Of 78 part.3
15 - Stool
16 - Babydoll


8/10
barista poteva occuparsi di altro in marzo 14, 2006 23:12 | link | commenti (3)
categorie: della musica, belgian waves
lunedì, 17 ottobre 2005

Non sono un lettore abituale di riviste musicali, grazie anche ad un edicolante amico riesco sempre a leggere qualche articolo ed a spulciare per bene i titoli, in modo da capire se valga la pena acquistare o no. Quindi non è che voglia fare pubblicità a questa o quell'altra rivista, però su Blow Up di Ottobre c'è un bel servizio intitolato "Anversa anni '90" a cura di Diego Palazzo che vale l'acquisto. Prima di tutto perché fa luce sugli albori, sui rimescolamenti e la fertilità di una scena - quella belga - a mio parere troppo poco conosciuta e poi perché cita diversi gruppi che meritano l'ascolto: DAAU, The Love Substitutes, X-Legged Sally, Flat Earth Society, Dead Man Ray, Daan, Evil Superstars e altri. Oltre ovviamente ai più "famosi" dEUS, Zita Swoon e Soulwax. Non ricordo di aver mai trovato un articolo che ne parlasse compiutamente della scena di Anversa, quando l'ho letto mi sono sentito felice e in qualche modo ripagato. Quindi onore a Diego Palazzo, anche se cade in qualche errore grossolano tipo "The Ideal CrUsh" ripetuto più volte e meriterebbe uno schiaffo sulle orecchie.
barista poteva occuparsi di altro in ottobre 17, 2005 13:59 | link | commenti (5)
categorie: delle letture, belgian waves