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giovedì, 29 giugno 2006

Lunar Park
di Bret Easton Ellis



“Il rischio professionale di fare di te stesso uno spettacolo, sulla lunga distanza, è che a un certo punto anche tu compri un biglietto d’ingresso”. Così sentenzia Thomas McGuane a pagina zero di Lunar Park, il romanzo,  a detta di Bret Eston Ellis, autobiografico, in cui l’autore si consegna,  nudo e senza copertina, al suo pubblico.

E lo fa lasciando fuori i personaggi che spesso usa  per nascondersi, con la ruffiana malizia tentatrice di chi sa che qualcuno, forse il lettore, piano ma inevitabilmente, arriverà a riconoscerlo e ad aspettarlo al varco. Qui Ellis compare in tutto e per tutto, riflettendo se stesso attraverso un caleidoscopio. Per questo, il protagonista di Lunar Park è diverso in ognuno dei capitoli che compongono il romanzo, il cui inizio trascina in un esilarante “dietro le quinte” della vita dello scrittore, dalle prime bozze partorite a Candem, esclusivo e goliardico campus universitario del New Hampshire, al tour promozionale di Glamorama, in cui Ellis si perde e fa perdere in uno scenario che, se non ci si fidasse dell’autore, sembrerebbe essere la riproduzione della grande allucinazione di “Paura e delirio a Las Vegas”. A differenza del famoso romanzo e poi film, però, qui si avvertono quasi subito l’insicurezza e  il desiderio, sempre mai realizzato, di un riscatto dalla condizione di perenne assenza dalla realtà.

E’ questo il primo Bret che viene fuori, un giovane ricco e bello, la cui sorte, dopo avergli regalato apparentemente tutto, decide di coprirlo di fama e nuovi soldi dopo la pubblicazione, ancora all’ università, di Meno di zero. Un clichè, verrebbe da pensare, forti anche dei paragoni immediati che scattano tra l’Ellis dei primi capitoli e i giovani protagonisti delle sue prime opere, come  Le regole dell’attrazione .

Ma in mezzo al lusso e al sesso facile, inizia a farsi strada un punto nero, che pagina dopo pagina si espande a macchia fino a diventare il filo conduttore [nonché, secondo me, motivo di ispirazione stesso] del romanzo: il rapporto irrisolto con un padre violento e assente, morto troppo presto, lasciando così il figlio in una sorta di limbo, in cui galleggia tra un odio manifesto e un sempre crescente rimorso, che diverrà poi rimpianto. Probabilmente non ancora pronto a consegnare del tutto la figura del padre alle pagine di un libro, Ellis scegli di scendere in campo a sua volta nelle vesti del padre di un bambino per molto tempo non riconosciuto e forse troppo tardi ritrovato. Nel tentativo di riallacciare un seppur minimo rapporto con la realtà, e spinto anche dall’inizio del declino della propria carriera di scrittore, l’autore si trasferisce in una ricca cittadina della provincia newyorkese, dopo aver sposato la madre del piccolo. Rimanendo l’egoista ed egocentrico di sempre, Bret inizia goffamente e senza troppi risultati  a muovere i primi passi da padre.

La trama, o quel che le somiglia, prende inizio  da qui, nel bel mezzo di una degenerata festa di Halloween a casa Ellis, in cui ritroviamo tra gli invitati anche una parodia di Patrick Bateman, spietato protagonista del  tanto famoso quanto discusso American Psycho. L’angoscia generata dalla visione reale di un suo personaggio, amplificata dallo stato di delirio indotto dalle droghe in cui di nuovo versa Ellis, andrà via via trasformandosi, nel corso dei dodici giorni che vengono scanditi nel romanzo, capitolo per capitolo,  in paura ed orrore, in seguito ai terrorizzanti episodi che iniziano ad accadere con sempre maggiore frequenza nell’apparente ridente e sicura cittadina di provincia, che ben presto inizierà a dover fare i conti con una serie di inspiegabili e sistematiche scomparse dei figli maschi delle sue ricche famiglie.

Assolutamente lontano da una semplice autobiografia, Lunar Park porta il lettore a seguire Ellis in una spirale vertiginosa, che piano ma inesorabilmente inizierà a chiudersi sulla vita e gli affetti dell’autore, fino a farlo annaspare, cercando la salvezza per se stesso e per i suoi cari. Tra fantasmi del passato e colpi di scena semplicemente incredibili, inizia ad intravedersi  la via d’uscita del labirinto, ma non quello che segue. E ognuno dei dodici giorni sarà per  l’autore  un conto alla rovescia che lo costringerà a  svegliarsi, spingendolo prepotentemente nella vita reale e facendolo scivolare nel fango dei suoi errori.

Per la prima volta Ellis non si diverte a vedere finire i suoi personaggi sotto la loro stessa mal celata e costosa nullità, ma rischia lui stesso di annegare, nel tentativo di salvare il salvabile [o l’insalvabile?], mettendo a nudo, una volta per tutte, il doloroso rapporto col padre, che ha animato in maniera diversa tutti i suoi romanzi.

Delirante e improbabile, Lunar Park offre una chiave di lettura per le opere dell’autore, che non manca, di nuovo, di sferzare colpi bassi e ben assestati ad uno stile di vita vacuo e sterile, del quale sembra essere al tempo stesso schiavo e giudice severo.   

E, finalmente, rivela l’uomo, non lo scrittore, mostrando come, al netto della costante allucinazione che sembra essere la sua vita, dietro la firma di Ellis si nasconda costantemente uno sguardo profondo sul genere umano, nella sua familiare, e per questo commovente, paura di vivere. 
motokop poteva occuparsi di altro in giugno 29, 2006 13:06 | link | commenti (3)
categorie: delle letture
lunedì, 19 giugno 2006


Thom Yorke - The Eraser (2006)

Thom Yorke, secondo me, è una persona profonda.
Almeno a giudicare dall'arte profusa nel suo disco solista "a sorpresa", The Eraser. Uno in grado di scrivere musica così avanti nel suo essere insieme "di testa" e "di cuore", non può che avere una strabiliante ricchezza interiore.

La title-track ha l'incedere zoppo e surreale di Pyramid Song, ma la sua visionarietà non è del tipo "nuoto in un fiume insieme ad angeli dagli occhi neri", bensì più come quella di un treno fluorescente che avanza lento in una metropoli nebbiosa e affollata.
Skip Divide, Cymbal Rush e soprattutto Atoms For Peace riprendono l'ossessività straniante di marca Warp cui Thom è senz'altro debitore, con l'aggiunta però di ingredienti immediati (benché non banali) che le rendono dannatamente spiazzanti.
E il racconto di Thom in And It Rained All Night è quello di un cinico folletto che conosce troppo bene i suoni della natura per farsi spaventare da quelli post-moderni della civiltà.

The Eraser non contiene nessuna particolare innovazione stilistica da parte di Thom, come invece era successo per ogni singola tappa successiva a The Bends. Si potrebbe semplicemente definire una raccolta di b-side di Hail To The Thief, perché ne condivide la cifra estetica che sintetizza gli spunti della sua carriera so far.
Eppure convince, convince molto e ancor più di prima, della incontrollabile lucidità del genietto di Oxford.

Tracklist:

1 - The Eraser
2 - Analyse
3 - The Clock
4 - Black Swan
5 - Skip Divided
6 - Atoms For Peace
7 - And It Rained All Night
8 - Harrowdown Hiil
9 - Cymbal Rush
josi poteva occuparsi di altro in giugno 19, 2006 10:30 | link | commenti (5)
categorie: della musica
lunedì, 12 giugno 2006



Les Fauves - Our Dildo Can Change Your Life (2006)

Aprono le danze con la testa che ondeggia di qua e di là ed un incipit divertente come "When i was young in 1993, i had a little monkey by my side". Come fanno a non starmi simpatici? Ce l'avevo anche io la monkey, qualsiasi cosa intendessero dire loro.
Fanno grattare un po' il basso, inacidiscono la chitarra e sfornano un pezzo trascinante come "How Our Dildo Can Change Your Life" che ti fa muovere il culo. Facendo molta attenzione al dildo, ovvio.
Sculettando anche in "5TH Avenue" sembrano fare il verso al Lou Reed di Transformer, ed il cantante, impudente quanto basta, lassscia sssscivolare la esssse come una mano sssotto alla gonna, ed è "sssso vicioussss". E così che si fa: si studia dai maestri.
Poi la spiazzante chiusura con una pseudoballata low-fi, cantata - al contrario del resto - con la finta pigrizia che era dei Pavement. Non mi sorprenderei se scoprissi che quel coretto "...pass me by..." sia cantato da Spiral Stairs (era il nickname dell'ex chitarrista dei Pavement).

E' l'esordio di questi promettenti ragazzi di Sassuolo (MO): un'EP di sei tracce in bilico tra sanguigno garage rock, "menefotto" punk e civetterie glam, per l'altrettanto italianissima etichetta Urtovox.
Dopo aver provato questo dildo delle Bestie emiliane, se la vostra espressione sarà felice ed appagata o una maschera alla Totò Schillaci versione Italia '90 con lacrimuccia di Pierrot sulla guancia, starà a voi scoprirlo.

Il tutto, musicalmente parlando, s'intende.

Tracklist:

1 - Doremi
2 - How Our Dildo Can Change Your Life
3 - 5th Avenue
4 - Meteor Swing
5 - Spank Me
6 - February Lullaby


7/10
barista poteva occuparsi di altro in giugno 12, 2006 16:20 | link | commenti (5)
categorie: della musica