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I Suffer Disclaimer:

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.

venerdì, 31 marzo 2006

I Suffer Radio:

1 Julie's Haircut - Satan Eats Seitan [After Dark, My Sweet, 2006]

2 Spacemen 3 - Losing Touch With My Mind [Sound Of Confusion, 1986]

3 Detachment Kit - High Seas [They Quiet. Raging Army, 2002]

4 Paolino Paperino Band - Fetta [Pislas, 1993]

5 Milaus - Seventh Song [United Slave Of Amusement, 2001]

6 Bartok - Double Spoiling [Few Lazy Words, 2003]

7 Laghetto - Piovo [Pocapocalisse, 2005]

8 Appaloosa - Ap(p)ache [Non Posso Stare Senza Di Te, 2005]

9 Tortoise - Dot Eyes [It's All Around You, 2004]

10 Sweek - Everybody Takes The Plan [The Shooting Star's Sigh, 2003]

11 Faust - Sad Skinhead [Faust IV, 1973]

12 DAAU - Lounja La Gazelle [Domestic Wildlife, 2006]

13 Dead Man Ray - Chemical [Berchem, 1998]

14 A Beatband - Ragdoll Blues [Jintro Travels The World In A Skirt, 1993]

15 Evil Superstars - Oh Girl [Boogie Children R Us, 1998]

16 Mogwai - Friend Of The Night [Mr.Beast, 2006]

17 Bark Psychosis - The Loom [Hex, 1994]

18 Ben Gibbard - Carolina [Home EP, 2003]

19 Cat Power - Living Proof [The Greatest, 2006]

20 Lou Barlow - Holding Back The Year [Emoh, 2005]

21 The Evens - All These Governors [The Evens, 2005]

22 Calla - This Better Is Go Planned [Collisions, 2005]

23 Pere Ubu - George Had A Hat [Tenement Of The Year, 1988]

24 Sleater Kinney - Roallercoaster [The Woods, 2005]

25 The Love Substitutes - The More Than Velvet New Sailor Song [The Velvet Sailor E.P., 2005]

26 Motorpsycho - No Evil [Black Hole/Black Canvas, 2006]
barista poteva occuparsi di altro in marzo 31, 2006 14:04 | link | commenti (4)
categorie: della musica
mercoledì, 15 marzo 2006



The Love Substitutes - The Velvet Sailor E.P. (2005)

Un altro disegno di Trouvé in copertina per il nuovo lavoro dei Love Substitutes, anche conosciuti come "La Setta dei Chitarristi adepti al dIO Fiammingo".
Gruppo belga pressocché ignoto ai più, dove militano i chitarristi passati, presenti e futuri dei dEUS.
Si ripresentano dopo poco più di un anno con un E.P. di quattro pezzi, in edizione limitata, distribuzione ridotta a Belgio e Olanda e disponibile solamente su vinile. Un succulento feticcio per collezionisti.

Tra un impegno e l'altro non c'è stato molto tempo per cambiare qualcosa, vengono sostanzialmente ripresi i rumorismi e i loops, mantenendo il suono verso il rock psichedelico e minimale che aveva caratterizzato quello che era l'unico lavoro della band di Anversa.
In maniera calligrafica nella lunga The More Than Velvet New Sailor Song, con brusìo distorto di chitarre reiterato all'infinito e il sassofono impazzito, che ricorda molto, nella lunghezza e nelle dissonanze, quella Disconnected sul disco precedente. Il resto è la solita lucida follia chitarristica, già apprezzata lo scorso anno.
Verrebbe spontaneo, dopo aver ascoltato l'ultimo disco dei dEUS, affermare che l'anima più trasversale e caleidoscopica - quella che aveva contribuito a proiettare nell'olimpo la band di Tom Barman -  ora risieda tra i solchi di questi dischi e quelli degli Zita Swoon.

Tracklist:

1 - The More Than Velvet New Sailor Song
2 - Poptrivia
3 - Golden Boy Meets Himself
4 - Sincere


7/10

P.S. Potrebbe sembrare una velata critica a Pocket Revolution. Lo è.
barista poteva occuparsi di altro in marzo 15, 2006 19:39 | link | commenti (7)
categorie: della musica, belgian waves
martedì, 14 marzo 2006



Dead Man Ray - Berchem (1998)

Mi piacciono le feste di matrimonio.
Degli altri, ché alla mia ancora non mi sono invitato.
Leggenda narra che i Dead Man Ray siano un'idea nata proprio ad una festa di matrimonio.
Immagino che Daan Stuyven (piano, wurlitzer, hammond, moog, voce camaleontica) e Rudy Trouvé (chitarre e disordini sonori), dopo chissà quale conversazione, con occhio crepato e alito che profuma di prosecco, abbiano deciso di collaborare tra loro, in preda ai fumi dell'alcol, quando non ragioni bene e tutto ti sembra possibile.

Ha avuto origine così, il gruppo più 'mainstream' di Trouvé - o la band più 'alternativa' di Stuyven, strimpellando nella casa di quest'ultimo durante l'incontro post festeggiamenti (e post sbronza), e trasformando un convegno di avvinazzati nella prima vera canzone del gruppo, dal titolo profetico: Chemical.
Evidentemente di chimica si è trattato, se da quella improvvisata jam senza troppe pretese, si sono concretizzati nell'arco di una decina d'anni, tre dischi (l'ultimo "Cago" del 2002, prodotto da Steve Albini), un EP, più qualche singolo. Tutto su etichetta HeavenHotel.
Il disco in questione, Berchem, è il primo e probabilmente il migliore.
 
La primogenita di questo fulmineo matrimonio, Chemical, ha una struttura essenziale, costruita su due note di chitarra, batteria e basso che più facile di così si suonano da soli e ritornello fulminante.
Stop, tutto qua. Pochi fronzoli ed ecco una probabile perfect pop song.
E questo sarà l'approccio per le restanti sedici canzoni del disco, abbozzando melodie, distrattamente come se si conversasse tra ubriachi e strizzando l'occhio un po' ovunque, ma senza affondare, come si conviene alla Pop Music. Fatta bene, aggiungerei.
Un disco eterogeneo e giocoso, che pesca dal Punk in WW3, dal Trip Hop di Inc. che ricorda vagamente i Portishead, Bread  ha un retrogusto country rock e avanti di questo passo.
Un valanga di bozze e spezzoni di canzoni, assemblate successivamente al computer. E se il risultato non è così frammentario come potrebbe sembrare, il merito va sicuramente al meticoloso lavoro di taglio e cucito svolto dai due in studio, ed all'unico, vero filo conduttore, la voce di Stuyven.
A volte profonda e baritonale da ricordare Nick Cave, a volte fumettistica, si modella alla perfezione adagiandosi su ogni costruzione sonora.

Se alcuni dischi nascono così, in maniera spontanea, sanno certamente trasmettere l'emozione che cerchiamo quando ascoltiamo musica.
Quell'emozione spesso si materializza nel sorriso da coglione che mi si stampa sulla faccia, mentre sono in macchina e dalle casse parte Chemical e il suo ritornello in falsetto: "Chemical Nation, don't stop at the start rebegin" ed io con la voce un po' gaya lo imito - forse perché non ragiono bene e tutto mi sembra possibile.

Tracklist:

1 - Beegee
2 - Inc.
3 - Stain
4 - Bones
5 - 6-Pack
6 - Bread
7 - Moïd
8 - Perfo
9 - Chemical
10 - Horse
11 - WW3
12 - Copy Of 78
13 - Copy Of 78 part.2
14 - Copy Of 78 part.3
15 - Stool
16 - Babydoll


8/10
barista poteva occuparsi di altro in marzo 14, 2006 23:12 | link | commenti (3)
categorie: della musica, belgian waves