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I Suffer Disclaimer:

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.

venerdì, 30 dicembre 2005

"Se penso?
Se penso mi addenso
Il sangue si fa amaro
e scomparo."
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 30, 2005 09:35 | link | commenti
categorie: citazioni
giovedì, 22 dicembre 2005



Scrivere le tre puttanate per gli Amusement Parks On Fire, mi ha fatto tornare voglia di riascoltare i My Bloody Valentine.
Posto il link di un sito abbastanza famoso (magari qualcuno già lo conosce), dove si possono trovare alcuni concerti, sia con la prima formazione che post-Loveless, ovvero con la voce di Bilinda Butcher e nel pieno della loro stordente energia. Le registrazioni non sono perfette, ma fossi in voi me ne sbatterei. Era uno dei gruppi più geniali ed innovativi del rock (barista, e mica solo lui, dixit)

link: When You Sleep at San Francisco '92
se avete una buona connessione: tre concerti interi, qualche rarità e la Peel Session del 1988

Do yourself a favour
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 22, 2005 17:23 | link | commenti (3)
categorie: della musica
lunedì, 19 dicembre 2005



Amusement Parks On Fire - Amusement Parks On Fire (2004)

Visti di spalla ai dEUS, a Rimini e Milano: niente per cui esaltarsi, anzi...che due maroni!
Un muro di chitarre e feedback troppo confuso, su cui si percepivano i lamenti mono-tono del cantante, più attento a sgualcire il ciuffetto biondo che ad emozionarmi. Ricordo che io e josi_ nell'ultima data, quella di Milano, sapevamo già le canzoni a memoria, bastava spalancare la bocca tipo rana e "Nanananananaaa...". Tutte uguali.
Cattivone che non sei altro, sarà l'acustica dei locali (che in effetti...).

Scarico il disco (perché non sono poi così stupido come sembra) ed è la stessa solfa. La ricetta 'magica' è: pop-rock imbottito di distorsioni, leggermente più pulito che dal vivo.
Anche su disco però indugiano troppo sui momenti lenti, sembrano perdere costantemente il filo e..rompono le palle.
Pensavo fosse una trovata per allungare il concerto, dilatare i momenti più noise - visto che hanno all'attivo solo un disco - invece mi ritrovo con i tre minuti e passa di 23 Jewels, una lentissima intro per il momento più gustoso del disco: la tripletta Venus In Cancer, Eighty Eight e Wiper, che pur somigliandosi molto, mostrano il lato più vivido del quartetto inglese (sono di Nottingham).
Salvo poi replicare, con sempre meno intensità e idee, la solita formulina per tutto il resto del disco. A partire dalla voce che non si 'sposta' di un millimetro alla faccia dell' estensione vocale, fino alla solita altalena di pezzi "quiete-tempesta" che sembra sempre più inutile e stantìa.

Non basta pestare un pedale e tenere la testa bassa per onorare i My Bloody Valentine.
Piacevoli, ma a piccole dosi. In sostanza: schivabili.

Tracklist:

1 - 23 Jewels
2 - Venus In Cancer
3 - Eighty Eight
4 - Wiper
5 - Venosa
6 - Asphalt
7 - Smokescreen
8 - The Ramones Book
9 - Local Boy Makes God


5/10



link: Sito Ufficiale
Venus In Cancer - Eighy Eight - Smokescreen da ascoltare in streaming
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 19, 2005 23:12 | link | commenti (6)
categorie: della musica
venerdì, 09 dicembre 2005

ESSERE UMANO O MACCHINA?
sottotitolo: LA MIA VITA AL CASELLO DI STICAZZI
sottosottotitolo: MA DAI   

Non lo so. Quesito interessante, potrei fingere di essere intelligente e dire la mia, ma una testa di cadmio brevettata come quella che mi divide le orecchie non mi permette certe elucubrazioni.
Posso però riportare, da umile uomo dell'autostrada quale sono, un frizzante aneddoto.

Mi trovo all'uscita di Sticazzi (nome fittizio perché va bene raccontarvi i fatti miei, ma sono sempre fatti miei), ridente paesino alle porte di Pèowpèpèpow, con la mia carrozza di metallo stereo munita, mi avvicino a passo lento al casello, dove ogni buon cristiano versa l'obolo per essersi fatto - SICURAMENTE - qualche ora di fila in autostrada, nella quale ha avuto la possibilità di conoscere tanta gente nuova e simpatica che altrimenti a 130 all'ora...
Dopo aver valutato attentamente le due opportunità di uscita, fornitemi dalla Autostrade S.P.A., scelgo, per la prima volta in vita mia, ma con ostentata sicurezza, quella di destra dove MI SEMBRA che ci sia meno coda. Nonostante anche la recente storia politica del mio bel paese mi abbia insegnato che a pendere da quella parte è facile prenderla nel culo.
Qualche kilometro prima il mio occhio attento aveva notato un paio di cartelli, che dicevano fieri: "Il casello di Sticazzi è ad elevata automazione!", altro non vuol dire che: non esistono più i casellanti ma una delle macchinette automatiche tipo Bancomat "inserire il biglietto...inserire banconote o monete...ritirare il resto...arrivederci" con le quali ormai abbiamo più conversazione che col lattaio. Non che con il casellante ci si raccontassero le barzellette, però...

Mi accodo, nel mentre, da inguaribile ottimista, penso: "Massì dai, così evitano a chi lavora per ore lì dentro, di respirare i gas di scarico, sai tutte le volte che aprono quella finestrella che boccate di monossido-di-carbonio-protozoitico-ftalato-sulfureo che si fanno? Poi chissà i massacranti turni di notte, che due maroni montare di servizio ad Agosto e poi mi immagino già con che velocità ora riusciremo a defluire dal casello, neanche col Telepass!".
Mentre mi autoconvinco che è una trovata geniale, mi accorgo che davanti a me ci sono DIECI (10) motociclisti, con altrettanti passeggeri e due macchine. Il primo biruopede della fila, che già sta avendo un colloquio col simil-casellante di lamiera, è sceso dalla moto e, grazie alla sagacia che mi contraddistingue, intuisco che i dieci euro che prova ad infilare nella macchinetta infernale non glieli accetterebbe neanche se glieli stirasse lì, davanti a tutte le telecamere a circuito chiuso.
Si rivolge quindi al suo passeggero che, con un' abile mossa, scende dalla moto, apre la cerniera della tuta di pelle e comincia a ravanare in tutte le tremila tasche in suo possesso. Spunta un altro decino, ma figurati se la macchinetta lo prende.
La fila dietro di me intanto si fa più corposa, si aggiungono una macchina e tre TIR, in uno dei quali riconosco, all'interno della cabina, i due pirla del Kinder Pinguì e il pinguino alla guida del TIR.

Nella fila a sinistra la situazione è identica, non ci sono centauri in coda, ma siamo già ai livelli della tangenziale di Milano alle sei di sera. Questo mi rincuora riguardo la mia scelta di prima: il casello di destra.
Come la recente storia politica del mio bel paese mi ha insegnato: anche dall'altra parte non è che siamo messi tanto meglio.
Metto su You Can't Fight What You Can't See dei Girls Against Boys e mi carico per la festa.
Stanno già arrivando i primi camper di ROM, dal primo ne scendono due che tirano a sorte: si stanno dividendo il territorio.
Quello con la coda di cavallo si prende la fila di sinistra, scrive un paio di cartelli "Ciao vengo di Birmania e la vita fa veramente cagare" e manda un paio di mogli, qualche sorella e cinque bambini a zigzagare tra le macchine coi cartelli in mano.
L'altro si aggiudica la fila di sinistra, ha l'occhio furbetto del commerciante e si vede subito: smista un paio di spazzoloni per vetri, quelli unti con la cotica di prosciutto, li consegna in mano ai ragazzini, che si dilettano ad ungere i parabrezza.
I due del Kinder Pinguì intanto, sono scesi dal TIR, hanno aperto i portelloni del rimorchio e, seduti sul cassone, osservano la fila interminabile che si forma. Si guardano negli occhi e gli scappa un: "Ma daaaai...".
Il pinguino se la dorme in cabina.

Quando rivolgo lo sguardo davanti a me, con stupore noto che, PERDINCIBACCOLINA, ci siamo mossi di due ricchissimi metri. Il primo motociclista ce l'ha fatta da solo, alza il dito medio agli altri rimasti in fila e scappa in impennata.
Ora tocca a quello dietro di lui, che non ha né biglietto dell'autostrada, né soldi alla mano.
Ma porca di quella troia, non lo sapevi che dopo toccava a te?
Si masturba per cinque minuti d'orologio ogni centimetro del suo corpo, anche nelle parti basse, finalmente trova il biglietto, lo infila, scrocca un decino al suo passeggero, infilza la macchinetta col soldo, ma questo non entra. Meraviglioso.
Prova per altre cinque volte, ma Christine la macchina infernale lo risputa ad ogni tentativo.
A quel punto, come fosse un orologio a cucù, si apre la mitica finestrella e spunta il mezzobusto di una donna con giacca arancio-fluorescente, impiegata della Autostrade S.P.A. che allunga la mano, e prova lei stessa a fare entrare 'sto cazzo di dieci euro nella fessura.
Bastardi! Ma allora ci siete!! Si nascondono dietro ai vetri oscurati e se la ridono ad osservare noi poveri disgraziati, 'sti infami.
Schiaccio il tasto repeat e riascolto All The Rage dei GVSB perché adesso ci sta benissimo.
Dopo altri cinque tentativi circa, Christine la macchina infernale accetta il vil denaro e apre la sbarra, ed anche il secondo motociclista se ne va.
La donna cucù rientra, ebbra della boccata di monossido-di-azoto-mononucleato-barbagiannico-vituperante-vaicosì che ha aspirato con ingordigia e chiude la finestrella.
Il terzo motociclista si comporta come il secondo, ovvero arriva al momento clou impreparato. Comincio a chiedermi cosa si nasconda dentro a quei caschi.
Nel mentre sono state aperte due bancarelle di zucchero filato e dolciumi vari tra le due colonne di macchine, i bene informati assicurano che tra 5-minuti-5 arriverà anche il camioncino di Ormes Pancetta, il piadinaro con la porchetta.
Qualcuno fa le squadre per un calcetto. Da una parte cinque muratori bergamaschi: la Dinamo Intonaco VS. Olympique ROM, una selezione di zingari. Al gol del 3 a 2, in rovesciata di spatola della Dinamo noto la sbarra del casello che si alza: anche il terzo centauro è passato, con l'aiuto della finta casellante a cucù che, sempre più nera in volto, si ritira nello sgabuzzino dopo la seconda boccata di marmitta.

Inutile agitarsi, anche il quarto motociclista i soldi li tiene nelle mutande nonostante abbia più strati di vestiti lui che una cipolla - ed ovviamente sono ben stropicciati. La farsa continua.
La casellante-cucù riappare, il viso ormai ha la lucentezza di una cromatura appena fatta, nelle pieghe della pelle il nero delle polveri sottili è stato assorbito garantendogli chissà quale malattia cutanea.
Il riff di Miami Skyline mi tagliuzza i timpani.
Dopo svariati tentativi (con un rapido calcolo posso assicurare che per ogni avventore servono almeno una ventina di prove) anche il quarto Hell's Angel ce la fa, e la fila avanza di un meritato metro.
Per una buona mezz'ora (non scherzo), la sequenza degli avvenimenti sarà la stessa. La donna-cucù altro non può fare che provare ad infilare lei i soldi nella fessura mentre si pippa a pieni polomoni il monossido-di-benzene-sintetizzato-formicolante-BrownSugar, e - bada bene - non può improvvisarsi casellante perché ovviamente non ha la cassa e i soldi per dare il resto.

Il tipo nella macchina davanti a me dà in escandescenza, scende dall' Alfetta col cric in mano e si dirige verso la sbarra, ma con uno scatto felino il commesso del negozio di Armani, che ha appena aperto a lato del casello, lo ferma: "Non fare pazzie, la vita è troppo breve per sprecarla così"... al ché il tipo dell'Alfetta risponde: "Ma và a ciapà i ràtt, fighètt de l'osti" e sale di nuovo sulla vettura.
Il penultimo motociclista è nel pieno del balletto "metti il soldo - sputa fuori - metti il soldo - sputa fuori", quando l'incaricato per la consegna della posta (un commercialista di Forlì con la Smart, scelto per l'agilità con cui si muove tra le automobili, dentro la sua macchinina per il caffè espresso con le ruote) informa uno dei presenti che la figlia, un tempo quattordicenne, s'è finalmente sposata col garzone del pizzicagnolo. Stappiamo un litro di olio per motore e brindiamo alle nozze. E' visibilmente commosso e partecipa alla libagione, pacche sulle spalle e cicchetti all'ultimo goccio.
Mentre l'improvvisato postino si mangia i kilometri, per consegnare ad ognuno di noi il numero civico, anche l'ultimo cazzo di motociclista ha superato l'agognata sbarra, ora ne ho solo due davanti!
Non vi dico la gioia.
Nel tripudio di felicità fermo il ragazzo thailandese che fa la spola tra una fila e l'altra per vendere cartoline e francobolli. Un modo come un altro per mandare saluti alla famiglia e agli amici, in ricordo della splendida serata.
La scelta è tra:
- Panoramica del casello di Sticazzi scattata dieci minuti fa.
- Colonna di destra, ove sono ben visibili la fila degli Hell's Angels e lo stand enogastronomico toscano con tanto di insegna luminosa "FRIZZI E LAZZI, AL CASELLO DI STICAZZI"
- Istantanea del gol in sforbiciata del centravanti dell' Olymipque ROM, detto Piede di Porco, non perché gioca a calcio come un suino, ma per l'innata capacità di scardinare le difese e le porte blindate nelle villette della Bovisa

Amo il bel calcio e scelgo quest'ultima. Ma...finalmente è il mio turno!
Sì cazzo, tocca a me!
Mi avvicino sospettoso ma con sguardo fiero, nella mano sinistra il biglietto e nella destra i soldi.
Guido con la minchia.
Infilo il biglietto e fin qui tutto bene.
"Sono quattro euro e settanta centesimi" mi informa la suadente voce di Carrie, ah no è Christine.
Infilo cinque euro. Passano dieci interminabili secondi nei quali non esce niente. Lancio un'occhiata alla finestrella della casellante a cucù. Niente.
Sul display compare la scritta "Credevi ti andasse bene al primo colpo? Chi sei, il figlio della Contessa? Ahah" e li sputa fuori.
Un'altra occhiataccia alla finestrella, che stavolta si apre di colpo. Si affaccia la donna-cucù con lo sguardo incazzato, ormai ha il colore del bitume. E' fatta come Syd Barret ai tempi d'oro. In dosi massicce il monossido-di-plutonio-mentolato-farinaceo-dragostea-din-tei, è un potentissimo acido lisergico.
Come un automa infila il cinque euro che viene subito succhiato da Christine, e mi consegna un foglio con i nomi di tutti gli astanti e numeri di telefono. Non si sa mai che venga voglia di fare una rimpatriata tutti assieme, in memoria della splendida serata.
Sulle note di Best Friend Forever saluto commosso tutti, ma proprio tutti.
Non vi dimenticherò mai.
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 09, 2005 17:17 | link | commenti (9)
categorie: del mondo
martedì, 06 dicembre 2005



Edwood - Like A Movement (2004)

Me li nominò un'amica l'anno scorso più o meno in questo periodo: "Hai presente quel ragazzo simpatico, di Brescia, che suona le tastiere? Ecco adesso ha un gruppo, prova a sentire..."
Un ascolto distratto dalla rete e finita lì. Non mi colpiscono granché.
Poi li vedo recensiti su ogni rivista di settore, e tutti ne parlano bene. Ne sono felice per "quel ragazzo", ma non ricordo nemmeno che musica fanno.
Riprendo il disco in mano un mese fa e mi accorgo di averli snobbati ingiustamente.

Le coordinate musicali dicono indietronica. Canzoni pop e chitarre puntellate da synth e rumorini vari. Made in Italy ovvio, ma suonano tanto come i gruppi tedeschi che mi piacciono: The Notwist, Tarwater.
Rimanendo in Italia si potrebbero citare gli Yuppie Flu, meno lagnosi.
Forse l'accostamento giusto è Lali Puna, soprattutto quelli dell'ultimo Faking The Books, le chitarre hanno un'impronta decisa nel suono del gruppo. La canzone non nasce dal puzzle di samples e loop electro (come invece accade sovente nei Notwist), ma da basso, batteria e chitarra. Come nella ciondolante Ex o The Space Between che meriterebbe almeno cinque passaggi al giorno su qualche radio nazionale, ma "minghia annoi ci piace di sentire Meneguzzi".

Morbidi e sognanti come se suonassero seduti sulla poltrona comoda della copertina, ma mentalmente "in movement" come nel titolo.
Si può fare anche qualche critica, certo. La derivazione della musica, figlia indiscutibile dei gruppi citati prima e la pronuncia in inglese che stenta. Ma è il primo disco, cresceranno.
Crescendo si migliora, pare.

Tracklist:

1 - Distance
2 - Good Face
3 - Ex
4 - Post-Rock
5 - Music Part Two
6 - The Space Between
7 - Softcore
8 - On A View
9 - Strangers
10 - In The Morning
11 - Sunday


7/10

link: Sito Ufficiale
Qualche canzone da ascoltare
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 06, 2005 19:42 | link | commenti (7)
categorie: della musica

Dal sito Rockit.it un paio di canzoni da JJJ il disco nuovo dei Milaus (It's Coming e It's A Miracle!!!) e un inedito (Blu Skin), il tutto da scaricare qua

Grazie a Francesco per la segnalazione
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 06, 2005 17:50 | link | commenti (2)
categorie: della musica
lunedì, 05 dicembre 2005




The Virgin Suicides 1999
regia: Sofia Coppola



"Non hai ancora l'età per capire quanto diventi complicata la vita."
"Evidentemente dottore, lei non è mai stato una ragazzina di tredici anni."



"E così abbiamo cominciato a capire un po' delle loro vite.
Scoprivamo memorie ed esperienze a noi sconosciute.
Sentivamo come sia imprigionante la condizione di ragazza, come rendeva la mente più attiva e sognatrice e come alla fine si faceva a capire quali colori andassero bene insieme.
Scoprimmo che le ragazze in realtà erano donne travestite, che capivano l'amore.
E la morte.
E il nostro compito altro non era, che fare quel chiasso che sembrava affascinarle tanto.
Capimmo che sapevano tutto di noi - e che noi non potevamo comprenderle affatto."

link: The Virgin Suicides
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 05, 2005 17:03 | link | commenti
categorie: citazioni
giovedì, 01 dicembre 2005

Spacemen 3 - Come Down Easy


In 1987 all I wanna do is fly
All I want for you to do is reach up to the sky
Well well well, and come down easy
Well well well, and come down easy
Lord I'm gonna shake it
Lord I'm gonna make it
Sure I'm gonna take it
‘Cos I feel, yeah I feel, alright, alright

In 1987 all I wanna do is get stoned
All I want for you to do is take my body home
Well well well, and come down easy
Well well well, come down easy
Lord I'm gonna shake it
Lord I'm gonna make it
Sure I'm gonna take it
‘Cos I feel, yeah I feel, alright, alright, alright

Meet me children meet me
Meet me at the top of the sky
All I want for you to do
Is take yourself a little higher
Well well well, and come down easy
Well well well, come down easy
Lord I'm gonna shake it
Lord I'm gonna make it
Sure I'm gonna take it
‘Cos I feel, yeah I feel, alright, alright, alright

Yeah I feel alright, alright, alright

Take it down, take it way down low
Down, down, down, down, down
Take it way down low
About as low as you can go

I don't know
I don't know
I don't know, but…
I don't know, but I shake it babe
Shake it babe, shake it babe
Shake it baby, shake it babe, shake it babe
Yeah so I can fly
Yeah, just take it a little higher now
Yeah, come down easy
Lord I'm gonna shake it
Lord I'm gonna make it
Sure I'm gonna take it
‘Cos I feel, yeah I feel, alright, alright, alright

Shake it babe…

Jesus Christ I was only shakin', Lord…

Shake it babe
Shake it baby
Shake it baby
Shake it babe
barista poteva occuparsi di altro in dicembre 01, 2005 17:28 | link | commenti
categorie: lyrics