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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
E, diciamocelo, ci vuole un coglione per pensare che lo sia.

giovedì, 24 novembre 2005

"Ma la gente, siam proprio pazzi."
barista poteva occuparsi di altro in novembre 24, 2005 09:35 | link | commenti (6)
categorie: citazioni
giovedì, 17 novembre 2005



90 Day Men - Panda Park (2004)

La oramai onnipresente etichetta posta sulla confezione dei CD piazza titoloni altisonanti: l’NME dice "Elegiac and strangely beautiful”, il Careless Talk si spinge oltre “Genius – touched”.
Quei simpatici pazzerelloni dei 90 Day Men credo sapessero già come sarebbe stato accolto dalla critica il loro Panda Park, in maniera pomposa.
Era anche lecito aspettarselo dopo quel gioiello di una bellezza spiazzante come il predecessore To Everybody.
Complice anche il preludio a questo disco, che aveva tutti i crismi del capolavoro: l’EP “Too Late Or Too Dead” (2003).
Ecco, questa canzone è forse l’unico punto in comune (e all'altezza) con il passato dei quattro, fatto di un fragile, sbilenco, ma eterno equilibrio tra le note. Quell'aura di magia data dagli strumenti, che ad un ascolto superficiale sembrano quasi fuori tempo (la batteria "singhiozzante" è diventata un loro marchio di fabbrica), come se ognuno andasse per i fatti propri, salvo poi risultare assolutamente armoniosi, incastrati perfettamente l'uno con l'altro. Equilibrio appunto, quello che manca a questo disco.
Passati i primi ascolti dove si studia l'avversario e qualche perplessità può esserci - soprattutto se si è alle prese con un disco nuovo dei 90 Day Men - si arriva ad odiare gli eccessi e la pomposità di certe idee. Un disco pervaso da traboccante autocompiacimento. "Ci avete detto che siamo dei geni? Ora sono cazzi vostri!".

E' fastidioso sentire la musicalità del prog romantico di Even Time Ghost Can't Stop Wagner rovinata da quella voce lagnosa e acuta, con ostentati vocalizzi "Aaaahooohaaaahhh". Due maroni incredibili! Peccato perché la pioggia di note di pianoforte sul finale è da brividi.
Oppure la genialità del testo di Chronological Disorder (una valanga di parole sparate una dopo l'altra in ordine alfabetico, che acquistano un senso logico) che poi si perde nei ghirigori infiorettati della solita voce di prima (ma chi è questo? sparategli!).
Stesso discorso valido per Silver And Snow, anche qui l'eccesso è nel modo di cantare, stavolta cambia la voce e sembra un ubriaco che imita...boh, che imita uno che vorrebbe ma non può. Mi viene in mente quel comico che imita Albano sulla RAI.
Servono a poco un paio di strumentali godibili (Night Birds a chiusura disco fa sperare che non siano del tutto rimbecilliti) e nulla più. Beh no, c'è la canzone-capolavoro contenuta nell'EP, ma a questo punto, consiglio di ascoltare quest'ultimo.

Non è la metamorfosi a cui ci avevano abituati ad ogni disco, non è quello che volevo ascoltare dal prog-art-rock-echipiùneha dei 90 Day Men.
5/10, ma solo per Too Late Or Too Dead, esaltati che non siete altro.

Tracklist:

1 - Even Time Ghost Can't Stop Wagner
2 - When Your Luck Runs Out
3 - Chronological Disorder
4 - Sequel
5 -Too Late Or Too Dead
6 - Silver And Snow
7 - Night Birds


5/10
barista poteva occuparsi di altro in novembre 17, 2005 09:38 | link | commenti (4)
categorie: della musica
mercoledì, 16 novembre 2005



Ultraviolet Makes Me Sick - No Freeway, No Plan, No Trees, No Ghosts (2004)

E' difficile non notare la copertina in mezzo alle altre, un intenso magenta che risalta, come contorno per una lampada che emana una luce fioca e malaticcia, quasi avvolta nella nebbia. Già la nebbia. Questi tre ragazzi di Pavia ne mangiano in quantità industriale, fitta ma così tenera che si taglia con un grissino. Ti penetra nelle ossa nei freddi inverni della Pianura Padana e ti condiziona l'umore. Lo so bene io.

Con questa piccola premessa è forse più facile comprendere la musica degli Ultraviolet Makes Me Sick, un'ottima miscela tra post-rock creato su arpeggi dilatati di chitarra che si intrecciano stile Mogwai (spesso fanno a meno del basso), psichedelia, jazz, slow-core, melodie in bilico tra malinconia ed intimismo. C'è poi una batteria jazzy suonata spesso con la spazzola, mai picchiando, giocando tra piatti e controtempi, come nel sublime finale di Hearts And Minds Out Of Tune And Reversed dove sembrano prendere il pentagramma a metà della canzone e capovolgerlo. Quasi un messaggio satanico à la Black Sabbath.
Il tutto riconduce a certi lavori dei Tortoise, meno sedotti dall'elettronica, ma qua sarebbe meglio fermarsi. Prima di tutto si rischia di oscurare gli effettivi meriti del trio pavese e poi perché nel 2005quasi2006, parlare di post-rock sembra essere un'eresia e si è fuori moda, roba da decennio scorso. Figuriamoci poi se a suonare questo tipo di musica è un gruppo italiano - "costretto" tra l'altro ad incidere l'esordio Soundproof su etichetta australiana (CameraObscura, ora però sono su Urtovox) per avere un minimo di visibilità - e lo si paragona ai mostri sacri citati prima.
Io me ne sbatto le maracas dei paragoni e del resto, sprofondo nel crogiolo psichedelico di Intimacy Is Jazz, Disturbance Is Art e sorrido, ma non troppo, quando sento sussurrare le parole di Counter-Clockwise  che fanno: "Bad Moon Rising, night drives along the 'autobahn', French fries in Belgium, Klaus Kinski, Chocolate cookies, Belgian county", perché forse parlano anche di me.
E' questo il primo episodio in assoluto, per loro, con la voce di un cantante (Andrea Ferraris, ospite su questo disco) ed una forma canzone più popular, strofa-ritornello-strofa etc.
Infine, gusto per l'improvvisazione e il free-jazz nella conclusiva [...] a suggello di un lavoro curatissimo, ricco di particolari e sfumature da scoprire piano piano.

Ora non resta che chiudere finestre e tapparelle, assicurarsi che non filtri quella fastidiosa luce, spalmarsi una bella cremina protezione 30 perché non si sa mai, chiudere gli occhi e inseguire quella lampada nella copertina, che è ormai diventata un'affascinante medusa, impalpabile ballerina nel mare di nebbia degli Ultraviolet Makes Me Sick.

Tracklist:

1 - This Is The Season For Rest, She Said
2 - Counter-clockwise
3 - Intimacy Is Jazz, Disturbance Is Art
4 - Overexposed
5 - A Two-headed coin
6 - Brothers Fallen Near allen
7 - Hearts And Minds Out Of Tune And Reversed
8 - I Think I Feel The Night Comin' Out
9 - No Freeway, No plan, No Trees, No Ghosts
10 - [...]


8/10
barista poteva occuparsi di altro in novembre 16, 2005 13:07 | link | commenti (4)
categorie: della musica
martedì, 15 novembre 2005

"Nessuno siam perfetti
ciascuno abbiamo i suoi difetti."

                            
barista poteva occuparsi di altro in novembre 15, 2005 09:11 | link | commenti (2)
categorie: citazioni
lunedì, 14 novembre 2005

Un consiglio per chi capita qua, leggete questo libro:


"Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono.
Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembrano navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga.
Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi difficili ma io ero, per qualche strana ragione, felice.
Improvvisamente dal sipario del buio uscì un vecchio elegante, vestito di nero, con una gardenia all'occhiello, e passandomi vicino si chinò leggermente. Mi misi a seguirlo incuriosito. Andavo di buon passo ma faticavo a stargli dietro, perché sembrava procedesse volando a un palmo da terra, e i suoi piedi non facevano rumore sul legno umido del molo.
Il vecchio si fermò un attimo, tracciando in aria gesti con cui sembrava calcolare la posizione delle stelle. Poi annuì con la testa e prese a discendere una scaletta che dal molo calava nelle acque scure.
- Si fermi signore - gridai - non lo faccia!
Ma il vecchio non mi ascoltò, in breve tempo fu nell'acqua fino alla cintola, e poco dopo scomparve.
Senza indulgiare, vestito com'ero, mi tuffai. L'acqua era gelida, e sul fondale melmoso giacevano detriti e cordami.
Mi guardai intorno cercando tracce dell'uomo e con mia grande meraviglia vidi, sospesa a pochi metri dal fondo, un'insegna luminosa con la scritta "BAR". Verso di essa si dirigeva tranquillamente, camminando come un palombaro, il vecchio della gardenia. Come in un sogno nuotai anch'io verso quell'insegna che illuminava l'acqua di azzurro.
Arrivai così a una costruzione intarsiata di nautili, con una porta di legno. La porta si aprì subito e il signore con la gardenia mi tese la mano. Non fece altro che tirarmi dentro di colpo e mi ritrovai in un bar accogliente, luminoso e pieno di avventori. Era arredato con mobili di stile diverso, alcuni di antico gusto marinaro, altri esotici, altri decisamente moderni. Il bancone sembrava la fiancata di una nave, tanto era lucido e imponente. Sopra lo schieramento delle bottiglie c'era un grande oblò di vetro da cui si potevano ammirare candelabri di corallo e branchi di pesci. Gli avventori bevevano e chiaccheravano come in quasiasi bar di terraferma. Come potete constatare dal disegno in copertina, formavano il gruppo più stravagante che io avessi mai visto.
Il barista mi fece segno di avvicinarmi. Aveva un'espressione ironica e il suo volto ricordava quello di un famoso interprete di film dell'orrore. Mi offrì un bicchiere di vino e mi appuntò una gardenia all'occhiello.
- Siamo lieti di averla tra noi - disse sottovoce. - La prego di accomodarsi, perché questa è la notte in cui ognuno dei presenti racconterà una storia.
Mi sedetti, e ascoltai i racconti del bar sotto il mare."

Stefano Benni "Il Bar Sotto Il Mare"
barista poteva occuparsi di altro in novembre 14, 2005 09:14 | link | commenti (4)
categorie: delle letture
giovedì, 10 novembre 2005

L'altro giorno ero in giro causa lavoro per Reggio Emilia, stavo percorrendo una statale, quelle tipiche della mia regione, con la campagna come sfondo e platani del diametro di due metri ai lati, come vigili-vegetali (vigitali suppongo) dallo sguardo severo. Un errore, una sbandata, e sei fritto. Ecco, capita a volte - non so se sia un'usanza locale o se sia di costume un po' ovunque farlo - di incontrare un mazzo di fiori abbracciato ad un platano, addirittura una volta ricordo una mini lapide, grande come un quaderno, con tanto di foto e date, poggiata sul muretto di un ponticello. Probabilmente messa lì, proprio nel punto esatto, dove qualcuno ci ha salutato per sempre.
E la cosa mi ha ispirato, mi è venuta una balzana idea in testa. Forse per caso, anzi no, in concomitanza con il triste (per me) anniversario della morte di un mio caro amico nel Novembre del '96.
Ancora non so se contro quel muro - di una casa disabitata del cazzo, a lato di una stradina di perifieria del cazzo - ci sia finito apposta o per un colpo di sonno. Nessuno me l'ha mai detto, e fondamentalmente non me ne frega niente, ma so che era un mezzogiorno qualsiasi di una domenica inutile...
Al di là di tutti gli elogi, stucchevoli come il presente post, che potrei fare sulla sua persona, Vittorio era uno di quei ragazzi che sanno ridere e sanno farti ridere, nonostante avesse un sacco di casini per la testa e problemi seri in famiglia. Da affrontare con la testa confusa che hai a vent'anni o giù di lì. E tutt'ora, di lui, ricordo le tante risate che mi ha fatto fare, più che il resto.
Era uno capace di mangiarsi, in preda alla fame chimica, un filoncino col crudo comprato dal droghiere un'ora prima di salire in casa per cena e se gli dicevi: "Vitto, cazzo mangi adesso, che tra un'ora sei a cena?" ti rispondeva:" Io non mangio mai a stomaco vuoto". Sbadatissimo. Buttava le sigarette ormai finite, fuori dal finestrino della macchina, ma il finestrino era chiuso. L'effetto ottico che nasceva era degno dei fuochi d'artificio l'ultimo dell'anno. Ed io lacrimavo dal ridere. Sbagliava sempre strada.
Gli piacevano, più di tutti, i Metallica "quelli di Kill'em all, però" diceva, ed i Soundgarden.
Non ti diceva mai di no. Neanche quando scendeva la sera con gli occhi gonfi per la rabbia, dall'ennesimo scontro con i genitori-padroni. Faceva un tiro di canna, ti guardava e diceva: "Sai cosa c'è di bello? Che un giorno mandi tutti a cagare" e poi scoppiava in quella risata tronfia da fumato. Ed io gli rispondevo che era un coglione.
A nemmeno una settimana dal giorno della sua morte saremmo dovuti andare insieme a Milano per il concerto dei Pearl Jam. Era il tour di No Code, ho regalato il biglietto ad un ragazzo che conoscevo poco. Da allora è difficile che ascolti una canzone dei Pearl Jam senza che mi venga un po' di freddo.
La madre il giorno dopo la sua morte mi ha chiamato a casa sua, voleva regalarmi tutti i dischi che lui conservava gelosamente, perché sapeva che io e Vitto avevamo in comune una grande passione per la musica. Io ho preso solo Superunknown, per farla contenta. Almeno più di quanto lo sia stata, quando quel prete di merda le ha detto: "Suo figlio aveva dei problemi Signora, sapevo di brutte compagnie, mi spiace tanto". Posso solo immaginare i sensi di colpa di quella donna. Ce ne era forse bisogno? Dopo poco tempo i genitori sono morti entrambi, il padre non parlava più da mesi.
Era tante altre cose Vittorio e mi piace ricordarlo qua, ad ormai 9 anni dalla morte, sul mio blog della minchia secca, dove scrivo quello che mi pare. Se non lo faccio qua dove devo farlo? Ho sempre paura che tutti se ne siano dimenticati di chi era e cosa dava. Se sapesse che ho un diario su internet dove scrivo i miei pensierini mi prenderebbe per il culo vita natural durante. Se poi leggesse questo post colmo di retorica e malinconia, mi manderebbe direttamente a fare in culo. Ed io lo lascerei dire, perché avrebbe ragione.
Ho quindi deciso (l'idea balzana di prima) che preparerò una mini-lapide (allegria!) per lui e la metterò non nel cimitero dove è sepolto e dove quasi tutti vanno a liberarsi di un peso sulla coscienza, ma sul muro dove si è schiantato. Mi procurerò un foglio plastificato, o qualcosa di simile, con la foto di James Hetfield e quella di Chris Cornell con capelli lunghi e pizzetto quando ancora era un cantante serio. Anche lui li portava così, Cornell era il suo idolo, in fondo aveva solo 21 anni. In mezzo alle due foto scriverò il testo di One dei Metallica, una delle sue preferite. E sotto questa frase: NONOSTANTE LE FOTO DELLA SUA MAMMA E DEL SUO PAPA' SPIRITUALI, VI ASSICURO CHE IL RAGAZZO CHE SI E' SCHIANTATO SU QUESTO MURO SAPEVA RIDERE.
E che da qui ci ha mandato tutti a cagare. Questo però non lo scrivo, lo tengo per me.
barista poteva occuparsi di altro in novembre 10, 2005 19:53 | link | commenti (6)
categorie: del mondo